Come creare toppe per abbigliamento e patch fai da te

Scritto da Doria il
Pubblicato in Cucito Riciclo con  9 commenti

In questo post: come creare toppe, patch fai da te e stickers pop per abbigliamento riciclando etichette e decori di magliette vecchie e capi dismessi.

Una delle tendenze più in voga di quest’anno in fatto di abbigliamento sono state (e lo sono tuttora) le vecchie e care patch o toppe stile anni 80. Coloratissime, divertenti, a volte anche eccessive, a me sono sempre piaciute e penso siano un’idea simpatica e facile da mettere in pratica per personalizzare o rinnovare magliette, jeans o giubbotti.

Sono adatte a tutti (una toppettina colorata ce la possiamo permettere anche noi trent…quarat…cinq…enni), ma trovo che siano perfette soprattutto per un abbigliamento giovane e per rendere allegri i vestiti dei bambini. Non da ultimo sottolineerei che sono utilissime quando si devono coprire macchie e strappi su capi che, nonostante la magagna, sono ancora buoni da mettere.

Foto da www.elle.it – link su immagine

Creare Toppe e patch fai da te

Le patch e le toppe termoadesive si trovano facilmente nelle mercerie o anche al supermercato. Ce ne sono di tanti tipi -tonde, rettangolari, ricamate, con i fiori, militari, con le scritte, eccetera- ma secondo me hanno due pecche: non sono proprio economiche e somigliano un po’ tutte.
Per risparmiare o creare toppe e patch più originali esiste un metodo fai da te molto semplice e ricicloso che io usavo quando mia figlia era piccolina (ne avevo già parlato in questo post → Riciclo indumenti: parti preziose da non buttare via.)

Riutilizzare etichette e decori

Per creare patch e toppe gratis non bisogna far altro che conservare le etichette degli indumenti nuovi oppure ritagliare i disegni e i decori delle magliette sfuggite.

Mi spiego. Quando compro qualche indumento spesso metto da parte le relative etichette (cioè quelle che sono attaccate col nastro o cucite sul colletto). Non le metto via tutte ma solo quelle estrose e particolari e che mi sembrano più adatte per farne delle simpatiche patch o degli allegri stickers pop. Se ne possono trovarne davvero di tutti i tipi: etichette ricamate, stampate, colorate, con i disegni, con le scritte, in tela, di cotone. Una volta messe in un cassetto possono tornare utili per decorare capi e accessori e, come vi dicevo, per coprire buchi, strappi e macchie su jeans e magliette.

Stesso discorso vale per i disegni, decori e ricami di magliette e magliettine che non si mettono più. La maggior parte delle volte le magliette e le t-shirt infatti riportano disegni, stampe e ricami molto carini. Anche in questo caso quando devo disfarmi di magliette vecchie o sfuggite, spesso le guardo e se vedo che ne vale la pena ritaglio ricami e i decori. Possono sempre servire come simpatiche toppe.

Ritagliare e preparare le patch / toppe

Dopo aver individuato le etichette o i decori da utilizzare, per preparare le patch ritaglio i soggetti che mi interessano, li preparo applicando la fliselina con il ferro da stiro e li conservo in una scatola.

Consiglio di leggere → Come creare applicazioni di stoffa

Al momento del bisogno tiro fuori le patch, scelgo quella più adatta al mio caso (coprire una macchia, riparare uno strappo o rinnovare un capo) e la cucio sul bordo con la macchina da cucire o a mano. Di solito io uso quello che chiamo punto festone, ma vanno bene tutti i punti decorativi o anche il semplice punto zig-zag.

Le pacth si possono applicare singole o anche tante tutte sullo stesso capo e si possono applicare ovunque: sul davanti dei giubbotti, sulle tasche, sulle maniche, nello sprone dietro, sulle gambe dei jeans, sui cinturini, sui maglioni, sulle magliette. Insomma ogni posto è buono e sono perfette soprattutto per fare toppe per i capi dei bambini.

Ovviamente creare toppe e patch fai da te non è cosa per tutti. Non perché siano difficili anzi, ma perché è un lavoro creativo e di recupero che richiede passione.
Chi ne è sprovvisto -purtroppo per lui/lei- dovrà andare a comprare le toppe in merceria. Noi struzianti invece continueremo a dire #possofaredame, che il piacere di fare da sé non lo vende nessuno. Nevvéro?  😉

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