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Bambini e tecnologia: riflessioni su #SaltaBart di Susanna Tamaro

salta bart, susanna tamaro,

Poco più di una settimana fa ho partecipato al MammacheblogCreativo organizzato da FattoreMamma in quel di Milano.

Ospite illustre della mattinata la scrittrice Susanna Tamaro (sì proprio lei, quella di Va’ dove ti porta il cuore) che nell’occasione ha presentato a tutte le mamme blogger presenti in sala, il suo nuovo romanzo per bambini Salta Bart aprendo poi un dialogo sull’abuso della tecnologia e il conseguente indebolimento delle relazioni affettive.

susanna tamaro, doria vannozzi,

Prima che tutto avesse inizio, io -con la mia bella faccia di bronzo- mi sono avvicinata per chiederle un autografo sul libro che avevo finito di leggere giusto il giorno prima.

Tra un autografo e l’altro e un po’ di strette di mano, le è venuto spontaneo raccontare delle cose di sé che mi hanno piacevolmente sorpreso: le piace molto lavorare a maglia e all’uncinetto, sa fare il sapone in casa, ha le api e produce miele e tante altre cose che facevano trapelare un forte attaccamento alle tradizioni, alla natura, alla famiglia. È stato allora che ho capito da dove è arrivato Salta Bart!

La storia

Salta Bart è l’avventura di un bambino, intelligente e impegnatissimo, di nome Bartolomeo Leonardo Atari Commodore che vive in un mondo del futuro in cui tradizioni, natura, famiglia non esistono più (almeno come li conosciamo noi).

Vive in una casa dove la domotica gli scandisce e gli organizza le giornate. La casa fa tutto: sveglia, pulisce,  analizza i valori biologici e medici, cucina alimenti precotti, stila un perfetto calendario fitto di impegni, preoccupandosi di non lasciare spazi in cui Bart non abbia nulla da fare.

I genitori, impegnatissimi e sempre in giro per il mondo, sono presenti ma solo su uno schermo. E la mamma, che non si fa chiamare mamma ma con il suo nome Amaranta, si collega con Bart  in videoconferenza ad orari prestabiliti sostituendo abbracci e carezze con frasi  mantriche  del tipo “ailoviuailoviu”; insomma dei perfetti, perfettissimi genitori a distanza. 

Ma l‘incontro inatteso con la gallina Zoe e il saggio cinese cambia le cose: Bart prova per la prima volta sentimenti a lui sconosciuti e conosce il valore dimenticato o mai provato di amicizia, di coraggio, di rispetto delle diversità e della passione ecologica e i nuovi sentimenti gli fanno trovare il coraggio di infrangere le rigide regole dettate dai genitori. In pratica ora conosce due mondi completamente diversi e scopre il perché di molte cose.

Mi fermo qui (ché non ti posso mica raccontare tutto il libro, giusto?)

susanna tamaro, jolanda restano, barbara damiano,

E ora parliamone

Mentre ero in sala ad ascoltare la presentazione del libro, non ho potuto fare a meno di pensare al tipo di pubblico presente: mamme blogger. Capito? Mamme-blogger, cioè mamme che usano quotidianamente strumenti tecnologici. Poteva esserci pubblico migliore a cui rivolgersi?

E mentre la Tamaro parlava di come l’uso massiccio della tecnologia possa allontanare le persone dalla dimensione più umana delle cose, il pubblico era a capo chino intento a veicolare quelle stesse parole sul web spippolando su tablet e smartphone.

Niente da fare: tecnologia, comodità, organizzazione, rapidità di informazione…ormai ci siamo immersi fino al collo. Anzi direi che è quasi impossibile invertire la rotta. Sarebbe come dire all’uomo primitivo dopo che ha scoperto il fuoco… di continuare a mangiare “carpaccio e tartare”.

Ma chi mi conosce sa che io non sono una che ama la tecnologia: vivo in campagna (mia figlia ne ha respirato tutti gli odori e goduto di tutta la sua bellezza), guardo pochissimo la tv, riparo cose vecchie e se fosse per me il telefono potrebbe tornare ad essere quello con la rotella. Ma non posso più fare a meno del mio blog.

Mi sono riconosciuta molto nelle cose che diceva la Tamaro e mi piacevano così tanto che io quel giorno sono stata pochissimo a capo chino a spippolare: testa alzata e orecchie dritte, mi piaceva guardare facce ed ascoltare parole. E infatti uno dei pochi tweet che sono riuscita a scrivere è stato questo:

unideanellemani   unideanellemani    Twitter

Assodato quindi che, volenti o nolenti, non sarà mai possibile tornare indietro, personalmente mi auguro da parte di tutti un uso corretto ed intelligente dei mezzi e una forte presa di coscienza del pericolo che le future generazioni corrono.

Mamme, genitori, vi piacerebbe che i vostri figli avessero un futuro come quello di Bart? Allora state in campana e aprite il cuore dei bambini alla bellezza del mondo.

Che, se è vero che la tecnologia facilita enormemente l’informazione e la comunicazione ed è un attraente strumento di svago e divertimento, è anche vero che nella vita di tutti i giorni bisogna trovargli  il giusto posto. Farne un uso equilibrato e cercare di ricordarsi che si cresce, si comunica e ci si diverte assieme anche in molti altri modi, mi sembra una priorità.

E voi al riguardo come la pensate?
Mi piacerebbe, anche se non avete letto il libro, capire il vostro pensiero sull’argomento.

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Post in collaborazione con Giunti

Salta, Bart!
di Susanna Tamaro
Ed. Giunti
Età di lettura: dai 10 anni

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11 risposte

  1. Rendere consapevoli, sono d’accordo – per non limitarsi a sbrigativi “si stava meglio quando si stava peggio” né “bisogna stare tutti al passo col progresso”, ma prendere di ogni novità e di ogni cosa “antica” il buono e l’utile e nelle giuste dosi.
    Essere creativi, insomma 😉

  2. L’ho letto anch’io Salta Bart (all’incontro con la Tamaro c’eravamo anche noi con Zebuk) e il dibattito altroché se andrebbe aperto: succede troppo spesso che si perda il contatto con la realtà e, come dice una mia amica, ci si trovi in quattro in casa con quattro diversi telefoni, impegnati a spippolare, senza accorgersi l’uno dell’altro!
    Fuori c’è un mondo intero e prima che sparisca dobbiamo viverlo!
    Grazie per i tuoi pensieri, li metto insieme a tutti gli altri e ci rifletto ancora un po’ su. Ho una mezza idea da mettere in pratica… 🙂

    1. Condivido. Dico anche -e lo ripeto spesso- che le generazioni future nasceranno con la lingua piccola piccola ma con due pollici grossi così :mrgreen:

      In attesa che accada questo, a casa mia si mangia a tavola insieme, tv spenta, telefonini lontano. Nei momenti di convivialità si parla…con la bocca ovviamente 🙂

  3. A me la storia che racconti, quella di Bart intendo, ha fatto venire in mente mia sorella che, dalla sua camera, scriveva un messaggio a mia mamma in cucina (stessa casa) per chiederle se c’erano patate in casa (o un qualche altro ingrediente), perché le stava venendo un’idea per la cena… per noi è stato sempre uno scherzo, per far ridere nostra madre che, anziché rispondere al messaggio, arrivava in camera e diceva “e non puoi venire tu a vedere se ci sono le patate?” e noi giù a ridere. Oppure io e mia sorella sedute allo stesso tavolino del bar che, anziché sussurrare commenti su una borsa o un vestito appena visto, ce li scriviamo discretamente su uazzàp: eccezioni che non dovrebbero diventare la regola della nostra quotidianità. Io sono molto legata alla tecnologia della comunicazione scritta, perché vivo sempre lontana da amici e parenti (odio però il telefono), e anche a quella d’informazione, perché vivo all’estero, e quando ho cercato di “smettere col blog”, ho potuto solo disintossicarmi rallentando, perché è parte della mia vita, anche di coppia (anzi in questo caso è stato pure galeotto): ma se avessimo figli, vedrebbero che c’è un tempo per internet o in generale per il computer, e molto tempo per altre attività e altre persone, che sono quelle che ci danno più soddisfazione e senza le quali non avremmo nulla da dire nemmeno nei nostri blog!

    1. Guarda Elle ci ho riflettuto molto su questa cosa, capita anche a me e a mia figlia (lei su in mansarda a fare i compiti, io nella mia stanza a lavorare ci chiediamo le cose via skype).
      Ma avendo vissuto una realtà senza troppa tecnologia, quello che per noi adulti ora può sembrare buffo o strano (tipo comunicare con una tastiera pur essendo vicini), per i ragazzi nativi digitali è la normalità. E penso che questa cosa è accaduta e accadrà sempre ogni volta che la tecnologia fa passi avanti (da stabilire se siano passi buoni o cattivi). E ogni volta la generazione che vive a cavallo si trova a disagio.
      Ma è nostro compito comunque mettere in guarda, educare, rendere consapevoli.

  4. Leggendo la tua descizione del libro mi sono chiesta perchè un libro da bambini? Io direi che è un libro per i genitori. I figli seguono il nostro esempio (quando sbagliamo, quando siamo bravi invece si ribellano 🙂 ).
    Il problema non credo sia tanto avere o meno il cellulare di ultima generazione (tanto per dirne una) ma di usarlo con intelligenza. La tecnologia è utilissima quando serve, quando non serve spegnamola! Quando ad esempio si è a tavola, non c’è bisogno di comunicarlo in diretta ai nostri amici su FB, sopravviveranno sicuramente anche senza sapere cosa stiamo mangiando. Facciamo due chiacchiere. Se invece siamo con i suoceri, una telefonata ci può salvare la gioranta 😀 (esclusi i miei suoceri, sono tanto bravi loro 😀 ).

  5. e qui si può aprire un dibattito.Premetto che non l’ho letto,ma ricorda tanto Fahrenheit 451 di Bradbury e 1984 di Orwell.Tecnologia usata e abusata per uno pseudo controllo (non importa da chi: stato, genitori in questo libro)Tu sai quanto poco tecnologica sia, PC poco o nulla, telefonino vecchio in bianco e nero, ma è bello che si progredisca e si vada avanti.Senza il volo spaziale non ci sarebbe stata la miniaturizzazione dei computers e noi non saremmmo qui a scriverci.Siamo agli antipodi con la domotica:basta un calo di tensione e le tapparelle non si alzano…Tornare indietro? Mai.La tecnologia deve essere usata a nostro vantaggio:
    cum grano salis, come tutte le cose.

    1. Sì sì, apriamo il dibattito.
      L’ho scritto che non si può tornare indietro. Altrimenti come farei io senza il mio blog? :mrgreen:

      Ma, a parte le mie battute sceme, la cosa non è da trascurare. Un conto è usare la tecnologia un altro è farsi usare dalla tecnologia e questa è una cosa che purtroppo succede molto spesso sia ai ragazzi che agli adulti.

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