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Come si fa a risolvere un problema? #Ci penso io!

ci penso io

Giusto qualche settimana fa parlando tra donne -tutte mie amiche più o meno della stessa età- è venuto fuori un interessante scambio di opinioni a proposito di quello che di pratico e manuale sappiamo fare in casa, della propensione a risolvere problemi quando si presentano e di quello che di pratico sanno fare i nostri figli.

Tra tutte le presenti, c’era chi non aveva mai attaccato un quadro in vita sua, chi in genere evita di lavare le tende perché non sa come riappenderle e chi aveva chiamato il tecnico per farsi pulire il filtro della lavatrice perché il filtro non sapeva neanche dov’era. Manco a dirlo quella più “naturalmente portata” al problem solving ero io.

Quando poi abbiamo toccato il tasto “figli” si è levato coro di ohhh non ne parliamo. E manco a dirlo l’adolescente più “naturalmente portata” al problem solving era mia figlia.

Se da una parte sono indotta a pensare che la genetica c’entri qualcosa (c’entra?), dall’altra penso anche che in qualche modo l’aria struziante -non trovo altro termine- che si respira in casa fin da bambini, sia molto importante perché i figli imparino a cavarsela da sé ogni qualvolta ce n’è bisogno.

Crescendo in una famiglia in cui è normale cucire se c’è bisogno di un vestito, rammendare se c’è da chiudere un buco, riparare se qualcosa si è rotto -ma è solo un esempio- è molto probabile che da grande tu sia naturalmente allenato mentalmente a trovare soluzioni ai problemi di ogni giorno (che non vuol dire essere anche bravo manualmente, ma solo abituato a pensare, a porti delle domande, a darti delle risposte).

Un percorso formativo in questo senso, dovrebbe essere offerto oltre che dalla famiglia, anche dalla scuola. Ricordo benissimo le ore delle lezioni delle vecchie “applicazioni tecniche” durante le quali ci si divertiva a realizzare tanti piccoli progetti e si imparava a fare un sacco di cose oltre che a prendersi la responsabilità dalla riuscita o meno di un lavoro.
Difficile da credere, ma quel piccolo percorso creativo in ambito scolastico ha rappresentato per molti bambini una importante opportunità di crescita, al pari dell’insegnamento della matematica o dell’italiano.

È per questo che mi ha fatto veramente piacere leggere di come una importante azienda toscana come Bama si sia attivata per promuovere nelle scuole primarie un progetto didattico innovativo, coinvolgente e soprattutto molto divertente dal nome #Ci penso io.

Attraverso un lavoro di gruppo svolto in classe, verrà insegnato ai bambini un metodo per risolvere con creatività e senso pratico i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni.

Sicuramente una interessante occasione per scuola, ragazzi e famiglie per tornare a guardare con interesse tutte quelle attività pratiche e manuali che richiedono intuizione e inventiva e che si sono perse col tempo.

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32 risposte

  1. Brava Chiara! Di queste donne ha bisogno il mondo. Assurdo lamentarsi che tutto va male e” nessuno” sa più fare nulla. Non dimentichiamo che “nessuno” sono figli di donne e insegnare a risolvere i problemi è un atto dovuto per migliorare le cose. Davanti a problemi, grandi o piccoli, tutti abbiamo le nostre paure: di non farcela, ansie da “prestazione”,il risultato poco soddisfacente…ma almeno provare…Mi fa molto arrabbiare chi dice”non sono capace, non so fare..”provaci!!! perdincibacco e solo dopo è concesso dire che non si riesce.

    1. e dopo questo bel rimprovero di Laura alle mamme sfaticate come me ;D , aggiungo solo:
      “Fare, o non fare! Non c’è provare!”
      Quindi basta chiacchiere e rimbocchiamoci le maniche… come vie’ vie’!!!! 😀 😀

  2. Il discorso avrebbe bisogno di un approfondimento notevole, ma posso dire per esperienza che sarà pure genetica, ma l’insegnamento e il BUON ESEMPIO sono fondamentali per la formazione di un figlio. Due sorelle, mia figlia 3 anni e mezzo e sua sorella, la figlia del mio compagno di 19 anni, due mamme e due ambienti di vita diversi, lamia usa il coltello si rifà il letto si veste e si sveste ed è nata dicendo FACCIO DA SOLA! l’altra ancora non si taglia una fetta di pane a tavola perchè ha paura di farsi male, non vi dico altro.
    Non sono un genio e nemmeno la Montessori ma credo nella responsabilizzazione dei figli per il loro bene e il mio compagno è d’accordo con me. Siamo due creativi e arruffoni, io ho le mie attività extralavoro creative e femminili ma di lavoro “primario” sono l’ufficio tecnico di una ditta di stampi e prototipi, modelli in 3d qualsiasi cosa e programmo e lavoro materialmente ad una fresa a legno, lui del suo essere problem solving ne ha fatto un lavoro, è un MARITO IN AFFITTO e francamente è veramente bravo. Credo che mia figlia non possa che crescere come noi.
    Io ho sempre saputo di essere così, ho fatto l’istituto d’arte e complice aver perso mio padre nell’adolescenza, a avere una madre per tanti periodo seriamente malata ho sempre fatto tutto, finestre persiane, imbiancature cambio prese, il giardino,la legna…quanta fatica la legna! e da tanti anni faccio l’orto che mi piace un sacco, ho pure guardato per tanti anni mia nonna. C’è un però, che chi come me ha il cuore tenero e le mani buone finisce per “abituare” gli altri ad essere una dea Kali e se ne approfittano…. ci sono voluti anni, ma piano piano e aiutata, sto uscendo dalla morsa del doverlo fare perchè “l’ha sempre fatto lei”, mi portavo un fardello di pensieri, scadenze e cose da fare che non erano solo miei…. e non dormivo nemmeno più. Bisogna imparare a tralasciare, lo so è difficilissimo, la verità è che se non le fai tu prima o poi qualcuno le farà….. ommmmm

    1. Devo dire che sei ancor più creativa e arruffona -per dirla con le tue parole 😛 – di quello che immaginavo.
      Tra tutte le cose che fai ti invidio l’orto! Avrei dove farlo, ma non mi sono mai cimentata, anche se ho molto da fare come giardiniere
      E comunque complimenti per la famiglia, marito in affitto compreso! 🙂

      1. Grazie Doria! Purtroppo la vita mi ci ha costretta, a volte vorrei saper fare meno ma aver vissuto con più spensieratezza. Ho quasi 34 anni (QUANTI???? O_0) ma me ne sento sulle spalle 50, e ho la voglia di esplorare come una ragazzina di 13 anni, mi è mancata l’adolescenza e lo sento. Comunque l’orto è davvero energizzante, manipolare la terra e le piante che ti donano i loro frutti è magico…. in effetti mi scapperebbe di metter su qualche gallina, anche per Alice, ma non ce la posso fare , la giornata ha troppo poche ore e io sono sempre sfinita!!!!

  3. Anche da me c’erano le applicazioni tecniche ho imparato tanto; ma, anche naturalmente da casa mia, quando si è in tanti in famiglia s’impara a fare molteplici cose. Ora da sposata vedo che tanti lavori che pensavo mio marito facesse, ed invece per poco tempo o pigrizia non fa, ho provato e me li faccio da sola: attaccare quadri, sgorgare lavandini e continuo ad imparare ancora tanto, sicuramente anche alla mia famiglia d’origine che fin da piccoli ci ha spronato a saper fare di tutto femmine e maschi compresi. A turni lavare i piatti, anche se la lavastoviglie c’era, far da mangiare, pulire ecc.

  4. Importantissimo sapere fare tutto da sè e ancora piu’ importante è imparare questa “forma mentale” da bambini. Nella nostra mente c’è un potenziale infinito 🙂

  5. Io non so cosa pensare. Avevo un papà estremamente “problem-solving” e una mamma quasi per niente così. Io credo di esserlo abbastanza (con l’esperienza degli anni anche di più, ultimamente io e mio marito ci siamo anche azzardati ad aggiustare la lavatrice) ma le mie figlie (18 e 11 anni) nonostante le sproni costantemente a far da sè, tendono ad adagiarsi nel rimandare, se non nel rinuciare, a trovare soluzioni per loro stesse.
    Chissà, magari crescendo…
    Dani

    1. Torno a pensare che allora un po’ ci si nasce…
      Io mi sa che un po’ struziante ci sono nata, mia sorella per niente. Siamo cresciute e io struziante sono rimasta e lei per niente.
      Mi auguro che le tue figlie siano l’eccezione che conferma la regola 😉

  6. concordo con chi dice che la famiglia è il luogo dove si “impara” anche a cavarsela da soli senza ogni volta chiamare il tecnico opportuno. Infatti i miei figli ne sono l’esempio. Penso però, anche, che sia una questione “personale”, mi spiego: mia madre ha sempre chiamato chiunque pur di non fare cose semplicissime ed io sono esattamente il contrario (quindi non ho imparato in famiglia), per esempio se chiamava il tapparellista io stavo lì a guardare per scoprire come si fa. Infatti molte cose le so fare perché ho curiosato, sbirciato ed osservato! Sarà una deformazione professionale (43 anni ad insegnare Arte ed Immagine), ma l’osservazione è la base di tutto il sapere. Leonardo da Vinci non ha forse inventato macchinari all’epoca impensabili solo osservando ciò che lo circondava e soprattutto la natura?
    Per trarre le conclusioni: è un’insieme di fattori che ci fa essere “auto-risolutori di problemi” e poi che soddisfazione riuscirci da soli! …almeno per me
    baci e fusa
    Paty

    1. Confermo! La curiosità è una dote, secondo me innata, favolosa. La necessità invece ti fa andare a cercare nella memoria ciò che hai visto fare e ti costringe a provare. Fare ai figli significa togliere loro la motivazione. Se fai tu non devono ingegnarsi loro. E invece secondo me anche se alla prima viene una schifezza l’ever provato mettendoci del tuto e tanto entusiasmo ti eleva, ti fa fa fare un gradino, e la volta successiva provi con più consapevolezza e esperienza…. non è forse così tutta la nostra vita? Il mio compagno si è buttato in una avventura lavorativa in cui nessuno credeva davvero apparte noi due. Credevamo nelle nostre idee, nelle capacità attuali, e soprattutto nella capacità di imparare guardando e provando. A volte accetta lavori che sono più scommesse, e riescono sempre la meglio! Crederci è il vero segreto 🙂

  7. Pure io vengo da una famiglia dove era la regola riparare e fare da sè qualunque cosa; se chiamavamo un tecnico era perchè non potevamo fare diversamente!
    A casa avevo mamma e nonna ricamatrici e che facevano confezioni di cucito che mi hanno insegnato moltissimo , molte cose le ho fatte da sola (tipo cucire completamente il rivestimento di un divano)solo valutando l’oggetto. Poi c’era il mio babbo che ha sempre fatto di tutto in casa e che mi diceva sempre “La parola NON MI RIESCE! non esiste!” per cui fin da bambina ho fatto lavori di falegnameria, muratura, elettricità, imbiancatura ho imparato a usare trapano e attrezzi vari ecc. Tutte cose che mi sono tornate utilissime anche quando ho restaurato casa e cmq nella vita di tutti i giorni! Per non parlare poi dei cosiddetti GRuppi Ricreativi che c’erano alle elementari dove ho imparato a fare tappeti, punto croce, cucinare, ecc ecc.
    Mia figlia purtroppo come tutti i giovani di oggi è un po’ indolente nel fare molte cose , l’unica nota positiva è che magari si costruisce giochi o altro da sola!
    Io sono sempre stata per risolvere i guai via via che si presentano, mi farei pena da sola se non riuscissi nemmeno a piantare un chiodo! In casa ho molti mobili ikea che ho montato da sola, adoro costruire! da bambina ero più brava dei miei fratelli col Meccano e la lego! 😛
    Spesso ai ragazzi non viene insegnato “a fare” perchè i genitori per primi non sanno, ma vedo che molti una volta scoperto il fai da te sono entusiasti, anche perchè è bello riuscire a fare con le proprie mani , è rilassante e appagante!
    Pure un mio cugino che ha 16 anni e che era sempre vissuto appiccicato a tv e videogiochi (colpa dei genitori …figlio davanti a tv= sta buono e nn devo tenerlo d’occhio)ha scoperto gli attrezzi grazie al patrigno ed è letteralmente impazzito! Non fa che dire come è bello poter creare con le proprie mani e si danna di non aver scoperto prima certe cose!

  8. Nelle parole di Manuela e Valentina, vedo la conferma di quello che stavo pensando…ho un figlio maschio,ma nessun trattamento speciale.In questa casa , tutti devono saper far tutto. Nei limiti…ovvio non perchè si è Wonder Woman o Superman.E’ servito quando mio figlio a 18 anni è stato un anno a Roma per lavoro.
    Dopo che è tornato è andato a vivere da solo, ci viene a trovare non per bisogno,ma per il gusto di vederci.Costa tempo e fatica insegnare e i risultati non sono immediati,ma alla lunga si viene ripagati: Che soddisfazione potersi dire”Bè, forse non ho sbagliato tutto…
    I genitori però,sono i primi a dover essere “educati”al pratico e al risolvere.
    Mi guardo intorno sconsolata:vedo tanti genitori indolenti che delegano tutti i problemi a nonni e scuola.
    Che filippica che ho scritto….

  9. Ciao Doria,penso anch’io che le lezioni che hai miei tempi si chiamavano “applicazioni tecniche” erano utili,(almeno un pò.)
    Tre mesi fa sono rimasta bloccata a letto per uno strappo alla schiena,mia madre a letto con un piede ingessato,che non poteva alzarsi.
    Allora mi sono resa conto di aver fatto un pessimo lavoro di addestramento di mia figlia…
    è stata brava,si è impegnata molto,ma è impazzita!!!
    trovarsi a seguire 2 case, almeno il minimo indispensabile x 15 giorni è stata dura….
    avrei dovuto…avrei potuto…
    (mia nonna diceva:” chi aves e chi fos sono le entrate dei cogl….)
    Che fare!? ora devo rimediare…almeno prima che si sposi…
    un abbraccio manuela

  10. Non so se la genetica aiuti ma sicuramente aiuta la pratica. Io vedo i miei figli quando giocano: se magari trovano un pezzo dei lego che era destinato a costruire un tetto lo usano per fare le scale, le rotaie del trenino per fare le curve le usano per costruire il colosseo, le bottiglie dell’acqua diventano razzi e come propellente usano coca cola e mentos (per fortuna l’hanno solo pensato per ora). Magari sa passassero tutto il giorno a giocare con la play station non avrebbero questa elasticità mentale.
    Comunque sono dell’idea che insegnare nelle scuole un po’ di economia domestica non sarebbe male per i nostri figli (soprattutto ai maschietti)… e neanche per me

      1. Da quanto ho capito io sono due materie differenti, economia domestica la studiavano credo 50 anni fa solo le bambine e gli veniva spiegato in pratica come fare la donna di casa (cucinare, pulire casa,cucire…), ad applicazioni tecniche invece si insegano argomenti più tecniligici, ricordo che in terza mesia ho costruito un motorino elettrico (che non funzionava 🙁 ) quindi sicuramente riguarda la manualità ma più sile ingegene che casalinga.
        Ora non dico di tornare a 50 anni fa, l’ideale sarebbe un mix quindi insegnare ai bambini come attaccare un bottone e come cambiare la cinghia delle tapparelle ma anche un minimo di informazioni su come curarsi piccoli malanni(mio marito si ritrova in pronto soccorso una marea di persone che vanno perchè hanno 38 di febbre, io nenanche dal medico vado solo per un po’ di febbre!!!).

  11. Non pensi che sia tanto una questione di pigrizia? Mentale e non?
    La gente, al giorno d’oggi, arriva a farsi organizzare il matrimonio e le vacanze, si appoggia ad agenzie specializzate per pagare le tasse automobilistiche, delega ad animatori il divertimento dei figli, ha bisogno di persone che le consigliano su come fare …. praticamente tutto!
    Ma e il mettersi in gioco? Il provare? Lo sbagliare e l’imparare dai propri errori?
    La maggior parte delle cose che faccio, le ho imparate da sola, senza aiuto, ma non perché io sia particolarmente geniale semplicemente, perché provo e provo e riprovo! E ho voglia di farlo.
    Per fortuna mio figlio, se non ha una cosa – parlo di giochi – che in quel momento gli serve, se le costruisce, se la inventa, mette insieme le cose più disparate, fino ad ottenere quello che vuole. E io lo lascio fare.
    A me questa moderna mancanza di iniziativa, mi mette una tristezza infinita …. io non mi capacito del fatto che non si possa decidere e risolvere da sè i piccoli “problemi” della vita quotidiana!!

    1. Alcuni hanno di suo la propensione al problem solving altri non ce l’hanno…non è facile dare una spiegazione o capire il perché alcuni si e altri no.
      Stile di vita? Abitudine? Attitudine? Passione? Non lo so cos’è di preciso.
      Comunque io ce l’ho e voi anche 😀

  12. Penso che la genetica c’entri poco, l’importante è l’esempio ed a volte non basta neanche quello! Questi nostri giovani sono sempre super impegnati! Ma all’occorrenza vedo che tirano fuori il loro saper fare.

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