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Creazioni handmade: perché lo shop non vende?

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Ricevo spesso mail di sfogo di ragazze o signore che si lamentano di aver venduto on line pochissime creazioni, nonostante il loro shop sia aperto da tanto tempo su note piattaforme.

Capisco la delusione di chi ha aperto una vetrina con tante belle speranze, ma credo anche che il giusto approccio sia quello di rimanere sempre con i piedi per terra: se vendere manufatti nella vita reale è una cosa difficile, farlo on line lo è ancora di più (almeno se fatto in una determinata maniera) e richiede molto ma molto impegno.

Se è vero che la colpa di vendite scarne o addirittura pari a zero è sicuramente da attribuire a più cose (la crisi e i soldi che mancano, la gente che non compra, l’handmade che è poco apprezzato o capito, la piattaforma sbagliata, la mancanza di visibilità…) è anche vero che per migliorare le cose, ognuno dovrebbe cercare di fare un po’ di autocritica.

Fare autocritica

Guardando qua e là vetrine di creazioni handmade, non è difficile capire che spesso dietro a mancate vendite c’è un problema di fondo: immagine poco curata, vetrine trascurate e manufatti proposti affatto originali. Tutte cose che fanno scappare dallo shop a gambe levate ogni possibile cliente.

Purtroppo, e in maniera molto ingenua, si pensa che per vendere on line basti buttare dentro ad una vetrina quattro cosine fatte così…per passatempo, al pari di quelle che si donano per la pesca di beneficenza organizzata in paese. Non è così che funziona.

Dietro uno shop che vende c’è studio, impegno, serietà, tempo, armonia, buon gusto, determinazione…e spesso neanche bastano.

Là dove lo shop è curato, ci sono cose carine e ben fatte, oggetti particolari e fotografati bene, si vede subito la differenza.
La sensazione che se ne ricava è che là dietro ci sia qualcuno bravo, professionale, che sa il fatto suo e questo non solo trattiene il compratore a curiosare più a lungo nello shop, ma trasmette anche sicurezza in chi deve acquistare.

Non potendo “toccare con mano” infatti, chi compra on line si deve affidare completamente a quello che vede e deciderà di comprare solo quando sentirà di essere in buone mani.

Quindi, prima di cominciare a vendere handmade on line e iniziare una avventura di questo tipo e non rimanere delusi, credo sia opportuno fare alcune importanti valutazioni e porsi qualche domanda:

  1. se fossi un compratore, onestamente, acquisterei le mie creazioni?
  2. quante creazioni come le mie o simili ci sono in rete?
  3. cosa posso offrire più degli altri?
  4. quanto tempo ho da dedicare alla cura della mia vetrina?
  5. quanto tempo ho da dedicare alla promozione del mio shop?
  6. le foto che faccio rendono giustizia alle mie creazioni?
  7. posso impegnarmi a migliorare il mio modo di fotografare i miei manufatti?

Solo dopo aver capito che la vita on line e la vendita di prodotti handmade non è facile come sembra, sarà possibile capire dove migliorare e a chi dare la colpa. 

Su questo argomento mi piacerebbe aprire un confronto. Voi come la pensate?

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123 risposte

  1. ero approdata su questa discussione per parlare di Etsy ma poi il commento di Lorenzo mi ha catturata
    io avevo lo shop su Etsy ma l’ho chiuso perché non la mia sensazione di spendere un sacco di soldi a vuoto, visto che avevo pochissime vendite
    i miei articoli erano ben indicizzati ma nonostante questo non riuscivo a vendere nulla, è vero che c’è chi dice che ci vogliono mesi per iniziare a vendere, però sono mesi in cui tra una cosa e l’altra si continua a spendere soldi
    non so quale sia la “magia” di Etsy, fatto sta che mettevo continuamente mano al portafogli in uscita e mai in entrata, strano no? allora a quel punto mi sono data una stop perché anche se si tratta di cifre piccole è uno stillicidio, comunque su un articolo da 50 euro tra pubblicità e tutto me ne restavano in tasca circa 35, decisamente troppo per i miei standard

    1. Ciao Sara, ti ringrazio per i tuoi commenti. Hai scritto tutte cose molto interessanti e che ho letto molto attentamente. Spero che anche Lorenzo venga a leggerli.

      1. ciao grazie, nel frattempo lancio il sasso a chi per caso sa se esistano marketplace dai costi accettabili per vendere, su Etsy ho chiuso perché i costi erano diventati esagerati e adesso hanno introdotto nuove regole per cui verranno penalizzati nelle ricerche i negozi che non offrono la spedizione gratuita e per noi è un grosso danno perché in Italia le spedizioni internazionali sono molto costose e pensare di metterle gratis sarebbe una follia
        Big Cartel è una buona opzione ma cmq impegnativa se si parla di uno shop agli inizi, sapete se esistono piattaforme gratuite o che prendono solo la commissione senza costi fissi o costi per gli annunci?

      2. Io sono una ex cartolaia, quindi sono stata da tutte e due le parti della barricata… Sono anni che ho un progetto un po’ ambizioso, ma trovo solo porte chiuse. Volevo creare un handmade di produzione, dislocato a livello regionale. In poche parole il creativo VERO si registra sotto un unico marchio handmade, e può collaborare direttamente con le ditte fornitrici, o con i commercianti, ma a livello regionale, in modo che la produzione soddisfi le richieste in base alla zona, evitando così l’omologazione nazionale. I “supervisori” si accorderanno con aziende e negozi tramite prevendite, avendo così il modo di trovare persone con cui collaborare, magari organizzando dei corsi, appoggiati dalle regioni. Per procurarsi i clienti, si fa capo ai rappresentanti, che però lavoreranno al contrario, nel senso che non saranno loro a proporre un articolo, ma saranno i negozianti, in base alle richieste dei clienti, a richiedere un prodotto su misura! Purtroppo per un progetto simile ci vuole dispendio economico e di tempo. Pero servirebbe ad una rivalutazione dell’handmade, a creare posti di lavoro, a regolarizzare la posizione di chi crea seriamente e, per finire, toglierebbe tutte quelle persone che di creativo hanno poco. Copiare le tecniche ci sta, copiare lo stile è mancanza di idee.
        Scusate, ma volevo rendervi partecipe della mia idea. E sono così cocciuta che, non nell’immediato, ma troverò il modo che l’handmade venga rivalutato!

  2. io per il mio e-commerce stavo pensando ad un bot, ho visto un po’ su internet e sembrano funzionare abbastanza bene anche se non sono facili da sviluppare.. ho cercato qualche preventivo ma per il momento non sono troppo convinta..

  3. Ciao a tutti,

    la discussione è davvero molto interessante e vi ringrazio per gli spunti offerti. Sono un sviluppatore web/app e sto pensando da qualche tempo di creare un marketplace non solo per vendere/comprare prodotti handmade ma anche per dare la possibilità ai crafters di condividere video/foto sull’attività creativa ed howto. Credo che i marketplace esistenti, vedi Etsy, siano troppo incentrati su un vecchio stile di vendita che lascia poco spazio alla parte social ormai determinante per creare engagement.

    Avrei piacere di avere un vostro feedback su questa idea, in più vi chiedo se riuscite a segnalarmi gli influencer italiani più famosi in ambito handmade (vestiti, gioielli, home decor…) per coinvolgerli nel progetto.

    Grazie.

    1. Ciao Lorenzo, sono Doria, founder di questo blog, piacere di conoscerti. Non voglio scoraggiarti ed esprimo il mio parere senza sapere nei dettagli la tua idea, ma ho visto nascere e morire così tanti marketplace che mi viene da dirti che devi avere non un buon progetto ma un’ottimo progetto. Uno dei marketplace più carini e ben strutturati e che era riuscito a creare una grossa community era Alittlemarket che è stato poi fagocitato da quel mostro di Esty con gran dispiacere di tutti. Quindi che dirti…buona fortuna! e se hai bisogno di una mano per far conoscere il tuo progetto scrivimi e leggi QUI

      1. Ciao Doria,

        essere fagocitati da Etsy alla fine non è poi un così gran dispiacere 😉
        Comunque grazie per il feedback, so quanto sia difficile sopratutto nel mondo digitale venire fuori. Ti terrò sicuramente in considerazione per promuovere il servizio.
        Sai indicarmi qualche influencer di riferimento nel settore handmade?

        Grazie.

        1. ehehehe hai ragione, ti auguro di essere fagocitato da Etsy 😀
          Influencer nel settore handmade? Dovrei pensarci e farmi una lista, ma è un lavoretto non da poco. Se non mi sono fatta viva nel giro di qualche giorno, scrivimi in privato.

    2. ciao Lorenzo,
      spero che il tuo progetto sia ancora in fieri e che avrai delle novità
      sono tanti anni che mi occupo di handmade e ti dò il mio parere

      secondo me è molto difficile creare engagement su un sito, considerato che la gente ormai sta “scappando” in generale dal web (pare perfino poi che la nuova generazione Z i social non li consideri proprio)
      tieni presente che i social non sono più una novità e hanno anche stancato tantissime persone, sei sicuro che applicare quel modello ad un markeplace abbia ancora senso?
      per esperienza personale ti posso dire che molto spesso il cliente è semplicemente quello che vede il prodotto, si iscrive, compra e stop, il resto sono tutti orpelli

      non ho mai fatto vendite da prodotti aggiunti ai preferiti o persone che mi seguono né sui social né sui marketplace
      oltre a questo credo che oggi ci sia una specie di “riflusso” per cui spuntano come funghi mercatini ed eventi dal vivo, perché la gente vuole tornare a vendere dal vivo, quindi il web è un territorio rischioso e insidioso, che forse dovrebbe avere un riscontro nel reale, quindi essere corredato da eventi dal vivo, oltre che una copertura stampa seria

      se vuoi un consiglio, un marketplace per me oggi ha senso solo se come prima cosa prevede una selezione dei venditori, quindi non ad iscrizione libera, perché ti garantisco che con l’iscrizione libera si finisce con una accozzaglia di vetrine mal messe con prodotti banali e si va dritti al fallimento o peggio ci si incaglia in una situazione di livello molto basso sia come clientela che come vetrine

      quindi una selezione di alto livello, prodotti di alta qualità e anche prodotti con un’idea, quindi non la classica vetrina “della creatività” piena di negozi con bomboniere, cucito creativo banale, gioielli assemblati ecc. ma magari qualche brand vero e interessante che sia un po’ originale e soprattutto DI RICERCA come purtroppo se ne vedono sempre di meno (e quelli che ci sono tendenzialmente non vendono in Italia perché è come un serpente che si morde la coda)

      certo per fare queste cose non puoi fare tutto da solo, ti serve un supporto da parte di qualcuno esperto di prodotti e di marketing

  4. ciao Doria,
    sì i gruppi sono una grossa distrazione e risucchiano molto tempo, alla fine si creano sempre antipatie e gruppetti all’interno degli stessi, per cui alla fine diventa stressante se non vai a genio a qualcuno, a volte purtroppo anche per sciocchezze e argomenti frivoli
    la vita è già dura quindi non complichiamocela ulteriormente!
    per quanto riguarda l’handmade certamente sono delusa e amareggiata, senza farne tragedie ovviamente, ma la cosa forse è più generale, perché vedo tanta ignoranza nel nostro Paese, ignoranza e ristrettezza mentale che si fa sentire anche in questi ambiti insospettabili
    però in generale credo che il fulcro del problema siano le tante persone che hanno alimentato false illusioni e speranze su attività che alla fine lasciano il tempo che trovano e che per la maggior parte delle persone non diventeranno mai una micro attività
    un grande saluto!

  5. cmq vorrei aggiungere, chiedo scusa a Doria per i numerosi interventi, che mi sono cancellata da gruppi FB, forum, marketplace, mercatini e tutto ciò che ruota intorno all’handmade e sto davvero meglio..dopo anni di handmade mi rendo conto di quanto questo ambiente sia diventato davvero “tossico”

    perchè penso che l’handmade sia un settore sempre meno “edificante” dedicato al bello, al senso artistico.. e sempre più pieno invece di piccolezza, meschinità, furbizia e invidia, salvo rari casi

    per esempio le creative sono quasi sempre permalosissime..bisogna sempre fare molta attenzione a quello che si dice e come..ma in generale la minima critica viene sempre presa sul personale
    e purtroppo per critica intendo anche semplicemente mettere di fronte all’evidenza delle cose che sono in un certo modo con certezza, perché la gente ormai non solo è ignorante ma è anche convinta nella propria ignoranza e pur di dare ragione a chi ne sa di più, fa la sospettosa o si offende a morte

    poi non parliamo dei social che hanno aumentato queste aspetti negativi, con gruppi, gruppetti, pettegolezzi ecc. mamma mia..

    allora preferisco quei negozi che ci sono su Etsy palesemente commerciali che non si nascondono dietro falsi pseudo intellettualismi ignoranti e non rompono le scatole agli altri
    (per esempio in Italia c’è questa pletora di creativi che odia chi assembla i gioielli, nemmeno poi fossero questi grandi artisti loro per primi, che pesanti..)

    tanta amarezza nel scrivere queste cose, cmq

    1. Ciao Aria, ti ho lasciato commentare senza mai rispondere perché ho sentito tra le righe l’amarezza di cui parli e ho pensato che forse ti avrebbe fatto bene scrivere e sfogarti. Detto questo comunque comprendo il tuo stato d’animo e capisco il tuo allontanamento dai gruppi fb. Io per scelta non vi partecipo mai.

  6. infatti ci mancava il “gomblotto” su Etsy..
    forse il problema è che su Etsy ci sono TROPPI venditori e troppa merce in vendita, al punto che ormai farsi trovare è diventato un terno al lotto e questione di fortuna più che di parole chiave
    ormai vedo davvero di tutto quel sito, sembra una guerra continua per attirare l’attenzione del cliente, zero classe e zero eleganza cmq, sembra di stare al mercato rionale più che su un sito di handmade

  7. Ciao a tutti. Credo che ora chiarire le cose.Etsy è un sito che vende “il suo prodotto”.Il prodotto e” piattaforma per vendite.Sono proffessionalisti nel spremere ultima goccia. Bisogno essere cechi per non vedere che se un annuncio non sponsorizzato(pubblicità a pagamento) il vostro prodotto non appare neanche nel motore di ricerca, ciò é invisibile per compratore.
    Avete mai inseriti nella ricerca il titolo del oggetto che vendete?Avete trovato voi stessi il vostro annuncio senza sponsorizzarlo?
    Chi risponde che forse non siamo abbastanza bravi per creare un oggetto, o che tempi sono duri sono ingannati …o ingannano al proposito.
    Controllate vostro annuncio, cercate voi vostri annunci per capire se siete visibili.
    Uniamoci per proteggere nostri diritti.Perche Etsy ci.prende in giro, inganna.Senza pubblicità a pagamento non vendete….Leggete regolamento.
    Bisogno essere uniti per non essere sfruttati. Cosa ne pensate?

    1. Ciao Iryna, conosco Etsy ma non l’ho mai usato quindi non entro nel merito della questione. Volevo solo dirti che quella che ritieni una presa in giro è normalità non un inganno. Il meccanismo delle sponsorizzazioni è ovunque: su Fb, su Twitter, su Instagram, su Google stesso. Si chiama pubblicità e si paga.
      Non credo comunque che tutte quelle che sono su Etsy e compaiono per prime paghino. Conosco bravissime creative che lavorano duramente per ottenere risultati su Etsy. Non è facile, non è da tutti e richiede tempo.

    2. ciao, io penso che ti sbagli
      quando avevo aperto un negozio su Etsy, avevo trovato in prima pagina di ricerca le mie creazioni,senza pagare nulla, basta saper scrivere titoli appropriati per la tipologia di oggetti che si vende
      è normale però non restare in home per giorni perché potrai vedere da te la mole ormai sterminata di oggetti che ci sono in vendita, si parla di CENTINAIA E MILIONI di oggetti
      può darsi, ma non ne sono certa, che gli articoli più venduti e popolari, abbiano più possibilità di finire in home ma non è assolutamente detto nemmeno questo

      l’unica cosa che va detta, secondo me, è che su quel sito ci sono ormai troppi venditori e troppi oggetti e quindi il lavoro che va fatto che avere una porzione di visibilità, supera di gran lunga gli eventuali ricavi

      cioè se io devo stare ogni giorno a rinfrescare gli annunci, pubblicare nuove cose, rinfrescare i tag ecc. e poi magari vendo cose a pochi euro, tra una cosa e l’altra, secondo me non ne vale la pena, diventa sì un lavoro ma un lavoro mal retribuito e anche parecchio stressante, senza contare i trucchetti e i sotterfugi da guerra tra poveri che ci sono nell’handmade e che ho visto sia dal vivo (mercatini) che online

      l’handmade è una bella cosa da fare per hobby, ma tutte queste speranze che circolano ultimamente, cioè di farne una professione a tutto tondo, per me sono pure illusioni, con l’handmade non si campa e meno che mai in Italia

      saluti

  8. io sono iscritta ad una piattaforma italiana dove una buona parte delle vetrine è abbastanza sciatta, le vetrine curate casualmente (lo dico ironicamente) sono anche quelle che vendono di più, ma le creative che vendono poco non fanno altro che lamentarsi della piattaforma e mille altre cose, incolpandola del fatto che non vendono, ma poi quando vedo le vetrine rimango sempre senza parole
    per me essere creativi non vuol dire solo pensare di fare cose originali, ma avere anche buon gusto generale
    dal tipo di fotografie che vedo pubblicate, tante persone non hanno la misura del gusto e zero senso estetico e questo va a discapito anche di creazioni che sono magari belle
    anche le descrizioni sono spesso approssimative, addirittura con errori ortografici e poca professionalità
    il vizietto che abbiamo noi italiani è quello di dare sempre la colpa ad altri e di impegnarci poco, all’estero ci sono signore di una certa età perfettamente a loro agio con il web che fanno foto fantastiche e hanno imparato seguendo tutorial sul web, noi invece pensiamo di vendere facendo due foto sfocate con il telefonino e lo sfondo del soggiorno e scrivendo annunci incerti e poco precisi

    1. beh in Italia l’handmade è popolato per lo più da persone di una certa età o mamme over 30 che non lavorano…spesso appunto totalmente allo sbaraglio e digiune di qualsiasi tecnica di marketing o altro…
      ma al di là di questo aspetto..in generale mi sembra un universo vecchio e polveroso che interessa sempre meno persone perché non c’è mordente, modernità…
      in giro per il mondo ci sono tante ragazze\i che hanno creato il loro brand e lo fanno di mestiere, non c’entra solo l’aspetto fiscale, è la mentalità ad essere diversa
      anche in questo siamo molto indietro poi ripeto per me l’handmade qui ormai è sempre più un ripiego per mamme che stanno a casa e hobby per signore in là con gli anni..
      forse i giovani preferiscono altro, postare sui social, fare gli influencer ecc. non saprei :/

      1. Ciao, è proprio vero,i vecchi artigiani non ci sono più,e non ci sono più i giovani a rimpiazzarli…e la gente non vuole pagare i prezzi dell’artigiano perchè abituato ai prezzi della merce industriale.
        Ne so qualcosa purtroppo

        1. Ciao Patrizia, non vorrei iniziare a parlare perché su questo lato sono troppo arrabbiata, ma credo che spazzare letteralmente via la manifattura artigianale italiana sia stata una cosa voluta dall’alto. E qui mi taccio. 🙂

  9. Secondo me facciamo troppo affidamento sul web, dimenticandoci spesso che quello che poi la gente desidera e compra non è magari quello a cui mette like o che commenta sui social o che sembra andare forte sui marketplace

    anch’io ero tra quelle che non capivano perché non vendevano, poi un bel giorno ho fatto alcuni mercatini e ho scoperto che il vero problema erano le creazioni, completamente senza mercato sono dovuta ripartire da zero e non è stato facile, ma come me ce ne sono altre mille di creative che sbagliano senza saperlo
    anche vedere come lavorano altri, che magari sono nel giro da più tempo di noi, è prezioso e utile

    il mio consiglio è quindi di crearsi la clientela in concreto e di creare per una clientela specifica che conosciamo bene, poi eventualmente la presenza online e sui social diventa utile per i clienti
    ma è rischioso sperare di avviare un business con l’handmade puntando tutto sulla vendita online
    del resto se gli eventi dell’handmade si sono triplicati ci sarà pure un motivo e in generale da quello che sento, si vende ancora molto di più dal vivo che non sul web
    ah e dimenticavo..per quanto riguarda la bigiotteria, spesso sento gente che dice di essere designer, creativo, artigiano e poi si limita ad assemblare perle pietre e semilavorati, purtroppo se volete vendere gioielli oggi e se volete promuovervi a 360 gradi anche sul web, fareste meglio a considerare di abbandonare il genere assemblato, che è inflazionatissimo e non gode di una grande reputazione tra gli addetti ai lavori
    poi ci sarebbero tante altre cose da dire, ma purtroppo non ho tempo di stare qui a scrivere tutto
    just my 2 cents

    1. non sono d’accordo, avevo scritto una lunga risposta sotto al post dei mercatini dove una ragazza aveva avuto esperienze simili alla mia, ma forse non si è pubblicato

      comunque io i mercatini ho smesso di farli, ho speso un sacco di soldi e impiegato tanta fatica, entusiasmo, per non vendere nulla

      con lo shop sul web almeno se non vendo non butto via soldi

      saranno anche belle esperienze, ma non pago 50\100 euro per farmi una bella esperienza, scusa

      poi ai mercatini le cose devo svenderle in pratica, mettere prezzi ridicoli perché se mettessi quelli giusti la gente scapperebbe

      ci sono shop sul web che hanno migliaia di vendite, secondo te le farebbero anche ai mercatini?

      concludo dicendo che le menate dell’assemblaggio la gente non le considera proprio, le persone guardano il risultato finale, se una cosa è carina e sfiziosa la comprano, se una cosa è artigianalissima ma brutta e poco interessante, non la comprano
      per vendere su internet ci vuole un po’ di furbizia e di comprensione del mercato, oltre ad un’immagine curata, questo sì, tanti shop hanno foto che sembrano quelle degli annunci dell’usato, descrizioni poco professionali e incomplete, normale che non riescano a vendere, ma chi fa le cose per bene prima poi vende

  10. Carla ti voglio segnalare un’altra chicca scovata su un forum italiano..qui si diceva che “etsy è un centro commerciale”
    un’altra scrive che “sono prodotti artigianali quindi si può prendere spunto e COPIARE, io ho copiato un sacco di cose”
    no va beh rendiamoci conto

  11. magari dovremmo iniziare a farci un esame onesto di coscienza e iniziare ad avere più umiltà ed autocritica
    gli shop stranieri sono inarrivabili per noi italiani eppure non è gente che ha assunto fotografi famosi, è solo gente con un po’ di creatività
    l’altro giorno tanto per fare un esempio sono capitata sullo shop di una ragazza coreana su Etsy che fa gioielli, ebbene creazioni moderne, originali, alla moda, che ti fanno venire voglia di comprarle, fotografie stupende di atmosfera, unghie curate con smalti di tendenza
    poi capiti su uno shop a caso italiano e cosa ci trovi? unghie lunghe tre metri non smaltate, un’unghia luna e una no e nemmeno tanto pulite, facce con occhiaie, foto sciapite e creazioni con quel solito gusto da mercatino povero
    cioè di cosa stiamo parlando seriamente?
    io non so cosa successo a noi italiani, almeno una volta avevamo buon gusto, senso estetico, adesso lo dico molto sinceramente, ci bagnano il naso tutti
    è logico che gli italiani snobbino l’handmade e che all’estero ci snobbino anche loro, sarebbe strano il contrario

    1. amica non sono d’accordo con te, qui non si parla più di talento o meno, ma di professionisti e amatori
      non sono sicura che queste persone apparentemente comuni non abbiano in realtà alle spalle aiuti di vario genere
      su Etsy ormai ci sono negozi che sono a tutti gli effetti professionali, tanti hanno anche il proprio shop indipendente su un sito indipendente e usano Etsy come vetrina
      Etsy stesso adesso permette di vendere cose create in collaborazione con altri, quindi praticamente si parla ormai di aziende
      noi piccoli che ragioniamo ancora come hobbisti, siamo logicamente tagliati fuori secondo me, non c’è possibilità di reggere il confronto
      per cui hanno un bel parlare quelli che dicono che ci vogliono le foto bla bla bla
      come possiamo pensare di competere con chi fa le foto in studio con modelle, truccatrici, set con oggetti trendy e varie?
      e anche per la produzione, la qualità è tutto collegato
      queste persone hanno a disposizione più soldi da investire, magari possono comprare da grossisti specifici, cosa che in Italia noi non possiamo fare senza P.I.
      è anche il nostro Paese che non aiuta chi vuole diventare indipendente, non sono luoghi comuni, ormai anche in queste cose più piccole capisci quanto siamo poco competitivi, ma non per colpa nostra
      è ovvio che poi da noi emerga chi ha più soldi da investire e magari non è il più bravo

    2. Grazie Carla, per aver riportato il confronto su un piano più calzante.

      Flavia, qui non si tratta di stabilire se chi ha soldi è anche il più bravo o meno o se internet è un luogo democratico, ma come riuscire a migliorare una vetrina.
      I problemi per cui uno shop non vende sono tanti, se vuoi anche esterni allo shop stesso, ma criticare senza fare un po’ di autocritica serve a poco. Per autocritica intendo dire che prima di cercare colpe all’esterno, si può cercare di capire in cosa si sbaglia e cosa poter migliorare per essere al passo. Ti posso assicurare che ci sono brave hobbiste che hanno imparato a fare belle foto e con tanta pazienza allestiscono piccoli set casalinghi in casa senza bisogno di attrezzatura professionale (ti posso fare tanti esempi), hanno imparato come usare bene i social e tante altre cose. Se poi uno è convinto di quello che fa e ci vuole anche investire non vedo dove sia il problema.
      Volenti o nolenti e che piaccia o meno (e non dico che a me piaccia) oggi bisogna saper utilizzare i mezzi che la tecnologia ci offre. Il mondo sta cambiando quindi o cambiamo anche noi o l’alternativa è stare qui a guardare e criticare chi lo fa.

  12. i marketplace dopo anni di frequentazione, non li consiglierei più
    la sensazione è proprio quella di un supermercato, la creatività individuale non è valorizzata a dovere e il clima che si respira non è certamente arioso e felice, troppa competizione e gelosia!
    mi riallaccio al discorso di Saro, di questi tempi parlare di persona, al telefono, mostrare le creazioni dal vivo è meglio che buttarsi nella mischia di internet, che come si è capito, offre sempre di meno e a prezzo sempre più caro in termini di impegno

    1. Mi pare brutto parlare di gelosia ma hai ragione ! È vero. Si diventa ridicoli agli occhi di chi ce l ha fatta dire che c è gelosia ma è vero. Ahimè!
      Forse dovremmo metterci insieme e aprire un negozio con le ns creazioni. Cosa difficile e costosa anche quella.
      Il handmade non viene apprezzato come un tempo.tt vogliono spendere poco o vogliono le grandi firme.

      1. chi vuole vedere sul web dovrebbe lasciar perdere i marketplace “a ingresso libero” ma puntare su quelli dove c’è una selezione e si punta sulla qualità effettiva delle creazioni, ce ne sono tantissimi
        alcuni sono costosi, altri meno, certi si occupano anche di fare le foto alle creazioni e di gestire altri aspetti
        sono buone vetrine e soprattutto sono selezionate
        lasciate perdere i colossi, a me non hanno mai portato niente e poi ormai sono talmente saturi che come dice Carla, sembra di stare al mercato, non valorizzano ma anzi forse squalificano le nostre creazioni
        per non parlare del fatto che i gestori sono spesso da brividi, io me ne sono andata da una di queste piattaforme italiane, le tizie che la gestivano mi trattavano come una scolaretta, saccenti e scocciatissime, ma per loro noi siamo solo dei numeri

  13. ringrazio te per lo spazio di discussione a disposizione
    andare controcorrente è una cosa sempre più difficile
    anche se non si tratta esattamente di andare controcorrente, ma solo di usare la testa
    non siamo obbligati a seguire certe regole, crediamo si debba fare ma non è così
    10 anni fa com’era fatto un gioiello lo capivi anche da una foto fatta con una macchina da 2 megapixel, oggi sembra che se non assoldi Newton, la gente non è più in grado di capire se le piaccia o meno una cosa per quella che è
    se le persone mi vogliono trovare, c’è la mail, più semplice di così
    per capire se lavoro bene non c’è bisogno di vedere che ho tanti like e follower, se la gente ne sente necessità è perchè ha bisogno di fare una cosa legittimata dalla massa, questo è il problema
    così come per esempio tante creatrici di gioielli pensano che se non passano 10 euro su un pezzo non stanno creando niente di interessante, non capiscono che a volte la tecnica da sola non basta, se manca personalità e originalità di fondo, ma la massa ha decretato che l’handmade ha valore solo se risponde a certi canoni
    e potrei continuare ancora molto a lungo
    Flavia

  14. ad ogni modo come ho detto più sopra…il problema non è solamente il web
    abbiamo visto tutti come internet sia diventato una presa in giro o abbia pretese ormai fuori dalla portata di un semplice creativo con pochi soldi a disposizione
    il problema sono anche le persone, le opportunità e non in ultimo per quanto riguarda l’Italia LA SERIETà
    da noi la serietà è proprio un optional, la gente è brava a raccogliere soldi, ma di noi creativi se ne fregano
    le manifestazioni culturali, i mercatini..sono organizzati in maniera sciatta e approssimativa
    agli italiani in generale l’handmade interessa poco, per avere successo devi metterti in un’ottica imprenditoriale, devi far vedere che sei una super marca, poco importa poi quello che proponi, se fai delle tamarrate, basta ci sia un logo, la garanzia che si tratta di una cosa industriale e magari approvata da qualche VIP di turno
    in alternativa puoi sperare nel settore alternativo (scusate il gioco di parole), nicchie dove è tutto ecosostenibile, riciclato, autoprodotto e tante altre belle parole che si traducono in un nulla di fatto, questo almeno secondo la mia personale esperienza e comunque anche quelle nicchie le vedo parecchio in crisi, pochissime iniziative e le poche che ci sono sono organizzate con i piedi secondo me

    1. Flavia hai dato talmente tanti input che ci sarebbe da scrivere altri 10 post con argomenti ognuno diversi, grazie.
      Non posso che darti ragione su molti aspetti e molte delle cose che hai scritto le penso anche io. Purtroppo però è così. Siamo in un momento di cambiamento epocale: abitudini, modo di pensare, etica, lavoro, ritmi…sta cambiando tutto e chi non si adegua soccombe. Lo dico a malincuore ma è quello che noto. E la considerazione più amara che faccio è che chi si adegua, non è neanche tanto convinto o contento di farlo, ma deve.

  15. ciao Doria,
    io parlo del 2005\2007 circa, è vero che è passato, ma internet usato in quel modo aveva un senso, oggi che senso ha?
    sono consapevole del fatto che i tempi siano cambiati, internet in particolare cambia alla rapidità della luce, ma non tutti i cambiamenti sono positivi e sta alle persone avere la capacità di discernere e fare delle scelte con la testa
    per esempio la migrazione di massa sui social trovo sia una cosa stupida, non siamo più in grado di capire che sui social siamo tutti omologati e che questi siti annullano la nostra personalità e trasformano tutto in una gara di like e di popolarità, infantile e alle volte anche dannosa e crudele

    in questo contesto la bravura e l’handmade hanno vita difficile,è ovvio, perchè con internet messo in questo modo, cioè con tutte le persone che si riversano sui social in maniera totalmente acritica, il talento e la capacità, l’impegno, non sono più variabili che contano
    difatti la qualità delle creazioni, parlo almeno del mio settore, è notevolmente diminuita, così come è diminuità l’originalità
    tanti siti hanno un bel parlare di “belle foto”, di SEO e di tante cose che hanno un peso relativo o almeno dovrebbero
    tu mi dici che le persone forse non cercano più le cose, se fosse veramente così la cosa è ancora più drammatica, perchè vuol dire che la nostra riuscita è legata a fattori fuori controllo o a un feed controllato da chissà chi , che oggi mi fa comparire, domani senza spiegazione mi fa scomparire

    ma poi quando dai uno sguardo ad un qualsiasi marketplace non fai altro che vedere creazioni simili tra loro e presentate allo stesso modo (e non neghiamolo, perchè è così), si farebbe prima a dire “omologatevi e avrete successo” perchè è questo che sta succedendo
    anche gli sforzi creativi sono indirizzati verso la stessa strada, si crea nel disperato tentativo di differenziarsi, di mettersi in mostra in qualche modo
    ho letto la guida di un famoso marketplace e sono rimasta sconcertata, in pratica il succo era quello, omologarsi

    ma poi per esempio chi ha detto che io sia obbligata a mettere la mia vita privata sui social, la mia faccia, la mia “umanità”? perchè un cliente deve comprare me che faccio delle cose PRIVATE e non i miei prodotti? a me sembra una cosa incredibilmente stupida e assurda
    non m’interessa vedere che faccia ha la persona che crea delle cose che m’interessano, si suppone che io sia sufficientemente intelligente per non scegliere in base a quanto quella persona espone di se stessa, no?

    e ancora… per un creativo che cos’è la concorrenza? la concorrenza c’è quando cerchi il detersivo al prezzo più basso come ho letto da qualche parte, ma quando si parla di handmande non ha senso, non stai comprando una cosa che vale un’altra, stai comprando una cosa unica, paragonarla ad altre non ha senso e se non lo capisci vuol dire che non hai capito niente dell’handmade

    trovo ormai ridicoli i salti mortali che si fanno sui marketplace per cercare di essere originali,con un risultato opposto, quando basterebbe davvero poco per esserlo, ma oggi tutti vogliono fare i creativi, anche se non hanno un grande talento e qui sta il punto, quando io ho iniziato le persone erano UMILI, facevi le collane, gli orecchini, giocavi con le perline, non avevi il logo, non parlavi di branding, di marketing, non recitavi sui social, eri quello che eri e la gente lo sapeva, sapeva che le tue foto magari erano imperfette perchè non eri un fotografo, sapeva che le creazioni potevano avere dei difetti perchè erano fatte a mano, sapeva che i materiali sono quelli e non ha senso accusarti e farsi i film se usi basi già pronte e sapeva che doveva aspettarsi un prezzo equo e non prezzi “low cost” perchè l’artigianato non è un discount

    se per avere successo bisogna diventare come tutti gli altri, fare i pagliacci sui social o mettersi in un’ottica imprenditoriale, che non si addice e non c’entra niente con l’hobbismo e la creatività, allora preferisco evitare
    noi siamo creativi, non siamo imprenditori, non siamo qui per fare marketing o spot pubblicitari di basso livello, non siamo qui per roderci il fegato guardando l’erba del vicino, tutto questo è malsano ed è frutto di quello che oggi è diventato il web
    per questo oggi vendere su internet, se sei una persona come me o come altre, è diventato così difficile
    perchè si vuole essere quello che non si è

    1. Condivido in pieno tutto quello che hai scritto, specialmente riguardo alla negatività dei social networks nei confronti dell’individuo, del proprio essere e delle proprie idee… “va” solo quello che è di moda in quel momento, moda inventata da chissà chi e per chissà quali interessi economici (e diciamolo pure, in molti casi politici).

      Ho visto siti “di successo” che vendono prodotti del tutto banali o addirittura scadenti, e neppure a prezzo economico.
      Ho visto artigiani bravissimi che devono accontentarsi di una nicchia perchè non sono nati nella famiglia giusta e non hanno avuto le giuste possibilità/capacità di marketing.

      In queste occasioni mi viene sempre da pensare a una certa “divetta” (e non la chiamerei diversamente) che in realtà non sa fare null’altro che mettersi in mostra, eppure appare quasi tutti i giorni in qualche rubrica o rivista o quotidiano ed è osannata dal web, a fronte di un totale vuoto di sostanza… bravura? non è in gamba a fare nulla. Bellezza? Nel mondo ce ne sono tante di donne anche bellissime, che non hanno un decimo dell’attenzione che danno a lei. Fascino? Proprio non ce ne vedo. E allora perchè, se non per l’ennesima trovata per pilotarci e omologarci, in modo da tornare ad avere in mano il popolo bue, più facile da manovrare??

      1. Ragazze, stiamo andando un po’ OT e devo riportarvi all’oggetto del post che non è parlare delle divette 😀
        Però un post su questo argomento lo dovrò scrivere perché vedo che è bollente.
        Quando lo scriverò, spero che interverrete con lo stesso interesse e “ardore” 😛

          1. Claudia anch’io penso che i colossi del web manipolino internet a loro piacimento, addirittura avevo letto che il progetto forse era quello di rendere tutto internet come un enorme social network
            internet del resto rappresenta la libertà e secondo me in maniera molto sottile e furba già con i social hanno minato profondamente la nostra libertà, per il discorso che facevo prima
            ognuno oggi sul web deve avere il suo ruolo
            al vertice ci sono le divette di cui parli, che secondo me sono solo delle pedine di questo sistema, gente che se domani non dovessere avere più utilità, verrà cestinata senza pietà, poi ci sono altre tipologie di persone
            ma sul web oggi devi avere un ruolo, un nome e un cognome, un luogo
            se noti la tendenza oggi è a far diventare internet sempre più geolocalizzato, riducendo non di poco le possibilità di chi vorrebbe andarsene, almeno virtualmente, dal proprio Paese
            l’artigianato in tutto questo è stato relegato in una nicchia ben precisa, con delle regole e delle dinamiche tutte sue
            i colossi della vendita riducono gli artigiani a dei numeri, un tempo come dicevo invece eravamo tutte diverse e tutte libere, con i nostri blog personalizzati, non ce ne fregava niente del SEO, del fare foto da rivista o di scimmiottare le grandi aziende e i contatti arrivavano lo stesso, poi la gente ha iniziato ad iscriversi in massa a certi siti e sono iniziati i problemi
            il grande colosso della vendita online di artigianato è inquietante, si leggono storie orribili in merito
            l’Italia è un mondo a parte, per come lo vedo io è un universo immobile dove hai possibilità concrete solo se sei ricco e con buone conoscenze, ma se vogliamo continuare a raccontarci le favole facciamolo pure, ma poi diamo bene uno sguardo a chi ce l’ha fatta e capiremo tante cose

      2. io mi sono cancellata da Facebook e sto molto meglio così
        per la vendita delle creazioni attualmente mi sto concentrando esclusivamente sui mercatini, non è sempre facile però i risultati si vedono nel tempo e c’è un margine di crescita e di miglioramento che online si può solo sognare
        i social fanno perdere un sacco di tempo secondo me, vendere online ti porta a trascorrere il tuo tempo davanti al pc invece che a creare e non va bene
        bisogna fare attenzione perché ormai anche illudere le persone che su internet si possa diventare qualcuno, per tanti è diventato un business, anche l’handmade sul web è un business ormai

  16. Ciao Flavia e ciao a tutti gli altri amici, mi dispiace molto leggere delle vostre esperienze negative anche se non me ne sorprendo. Ho sempre saputo/immaginato che vendere online non fosse una cosa facile. Molti secondo me aprono uno shop pensando che invece lo sia. Purtroppo le variabili nella riuscita o non riuscita di di una vetrina sono tantissime a cominciare dalla tipologia di prodotto proposto, alla concorrenza, alle foto, all’impegno e alla costanza di stare dietro e aggiornare di continuo la vetrina…
    Non ho consigli da dare se non quelli che ho già scritto nel post. So anche però che dall’altra parte ci sono esempi di persone che con l’handmade riescono ad avere grandi soddisfazioni. Sono alchimie a volte difficili da comprendere…
    Comunque auguro a tutti e buona fortuna

    1. ciao Doria,
      grazie per la risposta
      solitamente si dice che uno shop non vende per questi motivi, ma se consultando Google trend dal 2004 ad oggi la ricerca “gioielli artigianali” è andata in picchiata, un motivo ci sarà e non sono le foto o che cosa posti su Facebook
      io ho iniziato a fare gioielli al liceo più o meno in quel periodo, a quei tempi con un piccolo blog modesto e creazioni particolari ottenni diversi contatti interessanti, richieste, qualche vendita…allora ottenere un contatto, una risposta a una mail, un articolo su un blog non erano l’impresa titanica che sono oggi, la gente se la tirava molto meno e aveva più voglia di fare
      oggi internet è visto per lo più come scorciatoia per successo e soldi facili, con tutto quello che ne consegue

      1. Ciao Flavia, di quanti anni fa parli? I tempi sono cambiati purtroppo e non bisogna guardare al passato (e te lo dice una che muore di nostalgia per i tempi che furono). Oggi i bisogni, le abitudini, i gusti, cambiano alla velocità di uno scroll e purtroppo possiamo farci poco.
        La caduta in picchiata della key “gioielli artigianali” forse è dovuta al fatto che non c’è più una ricerca a monte e chi li compra non li cerca ma gli capitano per caso, li vedono, gli piacciono e decide di comprarli (è per questo che dico che l’impegno sul web -foto, qualità, presenza, costanza- devono essere totali.
        Gli acquisti di prodotti handmade poi possono anche arrivare da chi a sua volta fa handmade o da un passaparola o da cerchie di amici…
        Comunque la mia è solo un’analisi spiccia, da spettatrice e forse mi sbaglio.

  17. Ciao Flavia,
    non sei sola.Ci sono anch io nella tua situazione. MAI venduto nulla.Mai!!! ho fatto tutto quello che c era da fare. Ho seguito tutti i consigli di esperti, ho perso tanti soldi perche la p.iva l ho aperta e richiusa dopo poco.Non volevo farci un lavoro dal quale camparci. A me bastava arrotondare, NULLA. ora sono solo su etsy… ma non so se ha senso contiunuare
    Poco tempo fa ho avuto un accesa discussione in un altro sito e ho esposto la mia situazione supportata dalla mia esperienza fallimentare. Sono stata giudicata, derisa,perche ho detto quello che ho vissuto senza mezzi termini, senza vergogna.Mi sono cancellata dal sito o blog (non mi ricordo) perche’ ho capito cose alle quali non voglio neanche piu ripensare.
    hai tutta la mia comprensione. e credimi, non siamo solo noi.per molti va cosi. Mi spiace molto.

    1. ciao Zoe,
      mi consola sapere di non essere sola
      leggi la mia risposta più sotto…per me il problema è più grande di quello che sembra
      per me poi però purtroppo non si tratta solo di flop virtuale, amici, conoscenti, negozi, perfino ai mercatini + stupidi non mi hanno presa in considerazione, nemmeno proponessi fondi di bottiglia attaccati a una corda…
      ma posso chiederti tu che hai anche speso dei soldi, non sei andata da questi esperti a chiedere delle spiegazioni? a me sarebbero un po’ girate le scatole, com’è possibile che dei professionisti non siano stati in grado di aiutarti? capisco me sfigata che faccio tutto da me, ma se dovessi affidarmi a pagamento pretenderei dei risultati, anche minimi

      1. Ma la colpa è stata mia. Ci sono cascata. Pensavo che un ecommerce avrebbe funzionato. Mi avrebbero visto in tanti. Non ti dicono le cose come stanno perché perdono clienti ovvio. Non è poi colpaloro se c e gente che ci casca. Internet ( parlo x esperienza) offre ormai poco ai piccoli/ssimi, se hai soldi x piazzarti forse ce la fai ma x le nostre realtà non funziona. In passato andava. Ora siamo in troppi

  18. buongiorno, m’inserisco in questa discussione per dire quanto anche io sia molto demoralizzata sono d’accordo con quanto dice Saro
    faccio bijoux con il peyote, tessitura, telaio ecc. oggettivamente non posso dire che siano brutti o fatti male, perchè sono anni che li faccio, ma quanto a vendere o interesse ho riscontrato lo stesso disinteresse totale di cui parla Saro

    in particolare mi dà fastidio come la gente che conosco faccia la faccia di compatimento, perchè creare handmade in Italia è considerato una cosa da poracci, che tristezza, i gioielli in particolare non godono di nessuna considerazione, sono visti come un hobby da ragazzine o da disperati

    il web per me è stato un flop totale, non ho mai venduto nulla nemmeno io e non ho mai ricevuto mezza richiesta di informazioni

    allora mi chiedo dove stia sbagliando o se veramente non valga la pena di puntare sull’artigianato in questo Paese

    oltretutto vista questa assenza di interesse, mi guardo bene dall’aprire Partita Iva, che sarebbe un suicidio, ma senza P.I. sei ancora meno considerato, per non parlare di tutta la concorrenza agguerrita e CATTIVA che non fa altro che criticare chi da qualche parte deve pur cominciare come hobbista e non fa altro che vantarsi di avere la P.I. additando noi hobbisti come persone che si arricchiscono sulle spalle dello Stato
    io se potessi la aprirei domani mattina, ma cosa la apro a fare se le mie creazioni non interessano a nessuno?
    senza PI tante cose sono precluse, tipo le fiere o altre manifestazioni

    insomma non vedo vie d’uscita, le ho provate tutte e sempre con lo stesso risultato

    il passaparola, il contovendita..tutto fallito, zero risposte, zero richieste, ho regalato in giro qualche cosa ma la cosa è finita lì

    sbaglio io o magari faccio delle cose che fanno schifo e non me ne accorgo?
    com’è possibile che non interessino proprio a nessuno?

  19. ciao a tutti,
    dopo tanti anni di attività creativa penso di poter dire la mia con una certa onestà e cognizione di causa

    vendere handmade non è la favoletta che tanti raccontano, la storiella del successo piombato dall’alto per miracolo o quasi, non è quel mondo fatato dove basta “curare le foto sui social” per ottenere visibilità e successo o iscriversi all’ennesimo marketplace dove con molta probabilità resterete solo uno tra i tanti, i mantra che si leggono sono sempre gli stessi, no? certo di base almeno quelle cose devi farle, ma non sono sufficienti

    le cose stanno ben diversamente, ma nessuno ve lo dirà mai, un po’ perchè tanti si vergognano ad ammettere il fallimento, un po’ perchè chi ha un minimo di successo spesso pompa all’inverosimile i risultati ottenuti, spesso tacendo come stanno davvero le cose (metti caso la conoscenza giusta, il papi che ci mette i soldi ecc.)

    io sono anni e ripeto anni, che porto avanti la mia passione e in cambio ve lo dico con molta franchezza, non ho ottenuto NULLA, avete letto bene, non ho mai venduto niente su internet e nessuno ha mai speso mezza parola buona per le mie creazioni (gli unici che l’avrebbero fatto erano tristi mercenari del web, interessati solo a portarsi a casa un po’ di soldi in cambio di lodi fasulle), questo anche perchè più fai le cose per bene e più la gente ci prende gusto ad ignorarti, sapete perchè? perchè la gente è anche molto invidiosa, soprattutto in Italia

    vendere all’estero non è una buona idea secondo me, noi italiani non abbiamo una buona fama, tanti stranieri poi non concepiscono l’idea di andare altrove a cercare fortuna, perchè magari da loro le cose funzionano, il rischio è che possano pensare che dietro ci sia una persona poco onesta che pensa che ingannare in terra straniera sia più facile, comunque anche se non pensano così, per loro lo straniero che cerca fortuna è sempre visto in maniera strana, pensano che sei tu ad avere dei problemi, non eventualmente il posto da cui provieni, in quello c’è da dire che paradossalmente noi italiani siamo molto più di mentalità aperta e molto più “global” di tanti altre popolazioni
    all’estero comunque non crediate che siano tutte rose e fiori, c’è tantissima competizione, la gente è agguerrita in questo settore, a volte sembra una guerra tra poveri però, una tristezza che non vi dico certe cose che si leggono, noi italiani avremo tanti difetti ma dopo aver letto alcune cose semplicemente atroci, vi giuro che ho rivalutato l’Italia

    i motivi comunque sono talmente vari e complessi che non riesco a fare una sintesi qui, posso solo darvi un consiglio, portate avanti la vostra passione perchè è giusto farlo, perchè la passione e la creatività sono cose che fanno bene all’animo, però
    PENSATE IN PICCOLO, ANZI IN PICCOLISSIMO
    vendete alle amiche, ai parenti, la viralità è un concetto che esiste da molto tempo e non è legato a internet, fate diventare virali i vostri prodotti dal vivo, proponeteli ai negozi della vostra città, abbiate faccia tosta, ma lasciate perdere tutto il resto, lavorate bene ma in concreto e di concreto vi assicuro che non c’è niente più della vita reale

    ciao

    1. sinceramente se il web per me è stato il flop completo, con gli amici le cose non sono migliori, anzi, oltre a fregarsene amabilmente di quello che faccio, mi becco anche tanti sguardi di compatimento, quindi ho smesso di farmi pubblicità tra i conoscenti, ho una dignità alla fine

  20. Io ho un sito multilingue e un negozio su etsy e la mia ambizione è di arrotondare le mie entrate non di viverci…. poi …. magari potesse arrivare anche un po di ” fortuna ” in piu. Voglio vendere all estero perche ci sono paesi che non hanno la ns crisi, ma neanche il ns gusto (!!)quindi vale la pena presentarsi. Non credo che i mercatini siano una soluzione. Ne ho viste e sentite ditutti i colori. L europa secondo me è un buon bersaglio, noi siamo x vari motivi un po in crisi.

  21. Dimenticavo … chiedevi dove vendiamo…. io per adesso solo in italia …. me ne avanza… riesco già male a gestire un lavoro full time 2 negozi online,il passaparola e i mercatini! Fare i conti in anticipo delle spedizioni mi distrugge 🙁

  22. Il discorso è molto complesso credo.
    “Vendere” non ha per tutti lo stesso significato.
    Se vendi un paio di oggetti al mese sullo shop che hai aperto per passione e per levarti una voglia può bastarti a renderti orgogliosa di te stessa e dire che … si un pò vendo!
    Se ne devi cavare uno stipendio capisci bene che con un paio di vendite il mese fai bene a cambiare mestiere o a cambiare radicalmente la tua attività.
    Dipende da cosa ci vuoi fare? Nel tuo caso è la tua attività? o è un secondo lavoro? o è solo una passione da cui vorresti riprendere almeno le spese?

    Comunque sia, in un paio di mesi secondo me su Etsy non si raccicaoglie niente. E’ troppo poco.
    Attraverso gli altri canali vendi? Quante vendite fai in un anno o in un mese mediamente?

    Io ho il negozio su Etsy dal 2004 ma ho cominciato a caricare un pò di creazioni in maniera seria solo a metà 2015.
    Per quante cose tu possa avere su etsy se non metti i tag giusti e non acchiappi parole e altre piccole ma furbe strategie che fanno entrare nelle newsletter di etsy …. praticamente NON ESISTI.
    Io avevo fatto solo 4-5 vendite in due anni di creazioni di cucito ( di cui la prima in assoluto un articolo complicato e costoso come una copertina patchwork) poi ho iniziato a creare anche nomi e scritte in legno tagliate e dipinte a mano. La prima timida richiesta con feedback positivo ha fatto nascere quasi 30 vendite in 6 mesi! E non solo di scritte ma anche di oggetti cuciti. Insomma la visibilità è crescita ed è diventata esponenziale., gli ammiratori aumentano e io sono contenta! Certo se fosse il mio lavoro ci morirei di fame…. ma faccio per dire che il problema è sempre partire . Lo scoglio più grande sono le prime 10 vendite . Dopo se riesci a catturare buoni feedback le persone le leggono e si fidano di chi ha già acquistato da te e il resto viene più semplice. Nella community ci sono sessioni in cui ti puoi prenotare per far valutare il tuo negozio ricevendo consigli e dritte dai moderatori.
    Altra cosa fondamentale sarebbe pubblicare tra nuove inserzioni e rinnovi almeno una volta ogni due -tre gg ( per me impossibile!)
    Io ho anche un negozio su Bebuù ma dopo le prime due vendite mi sono arenata… stessa merce…. diverso target….

    Scusa sono stata prolissa….
    quale èil tuo negozio su etsy?

    1. sono sincero, ma a me questi siti hanno stufato, oltre a non averci mai cavato niente, come ho raccontato più sotto, questo eccesso di concorrenza, questo “chiasso” di creativi, creazioni, fa venire il mal di testa
      sembra di stare al mercato e poi se per vendere un po’ devi faticare il triplo, alla fine le cose le vendi ad un prezzo che non è adeguato a tutto il tempo che ci perdi, ne vale davvero la pena?
      a quel punto preferisco tenermi le cose per me o venderle direttamente ad amici e conoscenti
      Saro

  23. Salve,
    non so voi ma sono alquanto demoralizzata perche il sito fa fatica a vendere.
    Mi sono iscritta anche su Etsy, ma non va. C e ‘ qualcuna che vuole vendere all estero, che vorrebbe farsi pubblicita all estero? qualcuno e’ interessato a colleborare al fine di dare una spinta alle vendite?

    1. Ciao Zoe, ma non vendi solo su Etsy o non vendi in generale?
      Ti sei già chiesta oggettivamente se hai scelto luoghi e target sbagliati per ciò che proponi o se è il tuo prodotto che non vende?

      1. Be, faccio fatica in generale. Ho aperto da poco. ( settembre) ma non va come mi aspettavo. Vendo in tutta europa. Voi tutte vendete o è una domanda tabù?

  24. Articolo e commenti molto interessanti. Io penso che, anche se vendere online non è per niente facile, vendere nei mercatini o nei negozi sia ancora più difficile. Io non ho mai partecipato a mercatini ma immagino stare tutto il giorno al caldo o al freddo aspettando che passi la persona giusta, la mia cliente ideale, proprio davanti al mio banchino… Ci vuole una grande fortuna! Invece, le persone che girano per le varie piattaforme di vendita come Etsy, ALM, Dawanda… Stanno proprio cercando un prodotto handmade, sanno che le cose fatte a mano hanno un certo valore, sanno che non troveranno prezzi bassi come da “99 centesimi” e sanno che non possono chiedere uno sconto. Il problema è la concorrenza, riuscire a farsi vedere in mezzo a tanti altri negozi è difficile. Per questo bisogna coccolare al massimo i potenziali clienti sui social (fb, instagram…) prima di fare una vendita. Io non ho fatto molte vendite su Etsy, ma quelle poche che ho fatto erano quasi sempre a persone che mi seguivano su fb.

    1. Ciao Cristiane, sul tipo di clientela diversa tra mercatini/piattaforme hai perfettamente ragione. Personalmente se dovessi vedere qualcosa preferirei lo shop on line, anche se il contatto diretto con il cliente (quando interessato all’handmade) immagino abbia tutto un’altro fascino.
      Grazie per il tuo interessante commento.

  25. La discussione si fa interessante! Se volete sapere come la penso dico che i tempi sono duri per tutti e che vendere sta diventando un mestiere difficilissimo. Vendere handmade poi non ne parliamo.
    Le competenze richieste sono tantissime: dall’essere bravi e proporre manufatti originalissimi, al sapersi vendere on line, dal saper fotografare le proprie creazioni al trovare i canali giusti per promuoversi…potrei continuare per ore.
    Ma siccome non vendo niente e la mia è solo una critica da spettatrice a voi la parola 🙂

    1. Eh, sì, direi che non c’è una ricetta universale, ogni caso è diverso.
      L’unica condizione comune è che il prodotto artigianale non viene quasi mai valutato per quanto costa in tempo e ingegno, e a meno che non sia un articolo eccezionale al prezzo delle patate, c’è sempre qualcuno che storce il naso dicendo che è troppo caro.
      Qui per esempio c’è un negozio di bigiotteria (ovviamente produzione cinese) con oggetti esteticamente molto belli a prezzi veramente bassi, e ogni volta che guardo le vetrine e faccio qualche considerazione, mi rendo conto che a quei prezzi il più delle volte io non riesco neppure a pagarmi i materiali…

      1. chi storce i naso non è il giusto target, quante volte sento questo discorso
        chi vuole spendere 5 euro per una collana va dai cinesi o in una di quelle catene di bigiotteria plasticosa
        evidentemente chi pensa che il prezzo sia troppo alto e non immagina nemmeno per sbaglio cosa significhi fatto a mano, NON è il target di riferimento corretto
        ergo
        non è sbagliato il prodotto ma il target

  26. penso che il fatto di non vendere, perlomeno in Italia, sia dovuto principalmente a due fattori, uno è il fatto che in Italia le persone acquistano poco online e hanno una cattiva idea di tutto quello che è fatto a mano, cioè penso che handmade equivalga a scarsa qualità e comunque pensano sempre che online si trovino più che altro fregature
    il secondo motivo è che ci si rivolge al target sbagliato
    chi compra il tipo medio di creazione fatta a mano, non è un tipo di utente che compra online in Italia, d’altro canto chi fa creazioni come alternativa fisica si butta sui mercatini, altro errore perchè anche lì il target è quello che non spende più di 5\\10 euro per una creazione
    la soluzione? se volete vendere in Italia secondo me conviene farsi una rete di negozi che vendano fisicamente le cose
    i clienti in negozio sono disposti a pagare di più e sono anche meno diffidenti, in più avete più chance di trovare il giusto target
    per mio conto la vendita online di creazioni artigianali in Italia è una mezza perdita di tempo e del resto i numeri parlano da sè

    1. Sono più che d’accordo. L’unico neo è che di negozi e negozietti non ce ne sono quasi più…la vedo dura ” farsi una rete” . Quei pochi rimasti non vogliono la merce nemmeno in conto/vendita: sono più diffidenti dei clienti.

      1. rispondo con un enorme ritardo, ma il tema mi è sempre molto a cuore e in questi mesi ho avuto modo di approfondire ulteriormente il problema
        purtroppo è vero, i negozi sono sempre di meno e cadono come mosche specialmente quelli nuovi, tuttavia penso che se il prodotto è di alta qualità e con un buon potenziale, si trovi ancora qualcuno disposto a credere in noi, attenzione a chi apre e chiude dall’oggi al domani e la merce in contovendita finisce in cavalleria, quindi meglio puntare su negozi storici o comunque aperti da molto tempo

        in Italia l’handmade è vero che non gode di grande considerazione. ma è anche un settore sempre meno ambito e gettonato, nonostante la nostra grande tradizione artigiana, di creative da noi non ce ne sono tantissime, date uno sguardo ad A little market francese tanto per fare un esempio…la concorrenza lì è davvero aggressiva e il mercato non saturo ma di più, idem Etsy americano, ma questo penso lo sappiate già.
        da noi c’è ancora qualità, originalità, buon gusto, non è una partita persa, certo sull’online esprimo ancora qualche perplessità, ma con le giuste strategie penso che si possa trovare uno sbocco per questa passione

      2. conosco diverse persone che l’online non sanno nemmeno cosa sia, mentre vendono bene (credo quasi a livello professionale, da camparci insomma) tramite negozi, ti parlo però di città grandi tipo Roma, Milano..
        nei centri piccoli penso sia più complesso, anche se in quelli il passaparola forse è il metodo migliore, visto che solitamente nei paesi ci si conosce tutti ed è più facile far girare le proprio cose
        so di tante creazioni che in negozio si vendono a occhi chiusi mentre online passano inosservate

    2. IO la penso esattamente al contrario.
      Per esperienza posso dire che lo scorso anno ho lasciato in conto vendita le mie creazioni in un negozio di liste nascita e cose da bambini. Fra l’altro mi ha cercata lei…. e in un’altro negozio ho messo le mie scritte personalizzate in legno…. morale della favola…. non ho venduto NIENTE…. e ho vincolato gli oggetti li per un sacco di tempo. Stesso periodo sui negozi online ( non parlo di Facebook e del passaparola che sono i più redditizi) ha venduto per 200 euro.
      A meno che non mi facciano la corte non metterò più nulla nei negozi.
      I commercianti non possono fare un ricarico come sulle altre cose e quindi tendono a proporre prima le loro e poi alla fine le tue, i clienti trovano una differenza di prezzo esagerata ( soprattutto se non viene spiegato l’amore i materiali e la cura che differenzia questi prodotti dagli altri, e non essendo parte di loro col cavolo che stanno a declamarne le proprietà….) e non l’acquistano. Almeno per la tipologia di merce che ho io non è possibile far convivere la grande distribuzione e le mie creazioni.

      1. Secondo me dipende tutto dalla zona, dal tipo di negozio, dalle “amicizie” in rete, e molti altri fattori.
        Le creazioni di fascia alta devono trovare una giusta collocazione nel negozio tradizionale, e sono comunque difficili da vendere perchè, per lo meno qui a Torino, la crisi si è sentita e continua a sentirsi pesantemente, la gente cerca di avere tutto spendendo niente, e si butta a pesce sulla produzione cinese, di costo irrisorio e qualità infima ma molto accattivante.
        Un piccolo accorgimento è quello di non cercare di far vendere grembiulini in merceria, perchè è ovvio che daranno la precedenza ai loro, su cui hanno maggior guadagno.
        Poi, altra questione… in grandi città si riesce ancora a trovare la nicchia per i lavori artigianali, mentre in provincia è più difficile perchè alcune arti sopravvivono ancora, chi è interessato guarda la vetrina e poi copia, o per lo meno ci prova.
        Quello che “vende” ancora discretamente sono i corsi, proprio perchè tanti cercano di fare da sé, poi tra corso e materiali e scarti ci spendono almeno il triplo, ma vuoi mettere la soddisfazione?

      2. Un’altra considerazione… Chiara dice che si vincolano gli oggetti per un sacco di tempo, e questo può essere vero oppure no… nei negozi una buona soluzione, ma che richiede una produzione cospicua, è proprio quella di avere una rotazione veloce (mica per niente loro cambiano vetrina come minimo una volta al mese!).
        Oltre a non impegnare per troppo tempo i nostri articoli, ci “assicuriamo” anche in parte contro eventuali inconvenienti… tipo (me sprovveduta) il fatto che ho lasciato in un negozio di estetica per tre mesi degli orecchini senza far caso che al pomeriggio in quella vetrinetta batteva un sole spietato, e quando me li sono ripresi erano tutti rovinati… 🙁

  27. salve, anch io sono nuova nel mondo delle vendite handmade on line. So l inglese, tanta passione e voglia di fare ma vedo che e’ una giungla. Bisogna trovare il modo per farsi notare, per farsi strada e penso che sia una grande opportunita per I prodotti italiani che hanno stile, personalita’,unicita’.Non riesco a capire ancora come devo fare a farmi notare ma non demordo. Poi, vedo che gli estranei apprezzano di piu che gli amici e conoscenti che promettono di acquistare ma poi si fanno di fumo….. mah!!! ( vedo che capita anche ad altri pero….) chissa perché?

    1. Si hai detto bene, è una giungla, ma con i giusti mezzi e capacità ci si può riuscire. Non posso dirti in un commento quale potrebbe essere la strada giusta per te. Ci sono fior fior di pubblicazioni che danno consigli su come avviare una startup o come gestire la propria attività artigianale on line. Quello che ti consiglio è di informarti tanto sul Digital Marketing e di non darti mai per vinta. In bocca al lupo! 😉

    1. Non ci sono tattiche precise Melania, solo avere prodotti belli, unici, alternativi, foto belle, essere presenti, aggiornare spesso, avere amicizie, ma potrebbe anche altro.

  28. Sono un esperto in vendite e consulente per progetti di vendita online. Quello che dici Doria sono i fondamenti del commercio elettronico. Inoltre, molti avventori delle vendite online pensano che sia il luogo dove tutti, anche improvvisando, fanno business. Il commercio, attuslmente lo si può definire di conoscenza, qualsiasi sia il canale vendita. I clienti della nostra era hanno a disposizione il web che gli permette di fare acquisti più oculati e meno di impulso.

  29. grazie grazie 🙂 🙂 Ho venduto una copertina patchwork invernale da culla 86 euro, per tutti per un anno e mezzo era troppo cara, io ho preferito tenerla che non svenderla, le volevo bene e mi è costata fatica, poi finalmente ha trovato una adozione favolosa!!… sei vai sul mio negozio la vedi fra gli oggetti venduti… non ti sbagli.. è sola soletta!

    1. Ma lo sai che l’avevo vista la tua coperta, ogni tanto vado a curiosare nei siti delle fan di Doria, anchene tuo 😉 . Personalmente non sono un amante del genere ma mi rendo conto che il lavoro che c’è dietro è tanto e il prezzo non può che essere elevato, hai fatto bene a non abbassare il prezzo. Come dire: per molti ma non per tutti

  30. volevo condividere con voi la notizia che …. HO FATTO LA MIA PRIMA VENDITA SU ETSY….. e con il pezzo più costoso in vetrina!!!! 🙂 🙂 scusate ma sono davvero contenta e sorpresa 🙂

  31. Molto interessante questo articolo e pure i vostri commenti.
    Mi trovo pienamente d’accordo con voi, ci vuole lavoro, costanza e tanto impegno, spesso pubblicare porta via più tempo che creare, è vero.
    Io ho 2 shop online, il primo aperto ad agosto dello scorso anno dove vendo principalmente oggetti in ceramica decorata a mano, inutile dire che non ho venduto uno spillo (si decorano gli spilli?), essendo la ceramica molto fragile per la spedizione mi devo affidare ad un corriere e non alle Poste che non hanno più il servizio colli fragili ed a volte i costi di spedizione sono più alti del costo dell’oggetto che già di suo costa perché la porcellana deve essere pregiata perché se di scarsa qualità cuocendola a 800° scoppia e le cose di qualità costano.
    L’altro negozio l’ho aperto settimana scorsa su Etsy dove vendo (forte dell’esperienza precedente) solo card digitali scaricabili online e quindi senza costi.
    Ma mi sono accorta che ci vuole un lavoro infinito, tutto deve essere curato e ben presentato, devi fare belle ambientazioni ai tuoi lavori, non basta presentare l’immagine che vuoi vendere,la devi anche far vedere su un muro, in una stanza ed allora o trovi immagini in rete gratuite ma accattivanti (non le voglio comprare non sapendo neppure se vendo) o chiedi a parenti ed amici con una bella casa di fotografartela.
    Ma anche questo non basta, devi stare attenta alla descrizione del prodotto, ai tag altrimenti nessuno ti trova, mi sono accorta dopo una settimana di essere praticamente invisibile perché non ho dato la giusta importanza ai titoli ed ai tag (adesso ho rimediato).
    Tutto qua?
    Ma no, neppure per sogno! Dato che il mio prodotto è solitamente più richiesto nel mondo anglosassone piuttosto che in quello latino, ho dovuto introdurre la seconda lingua, l’inglese che tra l’altro mastico ma non benissimo, meno male che mio figlio abita negli States per cui mail su mail di richieste di traduzione, non sarebbe stata una bella presentazione una descrizione in inglese non perfetta.
    Insomma, un lavoraccio ma questa volta ci credo e ci sto mettendo molto impegno.
    Ho ancora tanto da imparare ma piano piano anche grazie ai vostri consigli spero di riuscirci.
    Ciao
    Norma

    1. Il mondo sul web cara Norma è proprio così: per avere successo dei avere tante competenze, non lasciare niente al caso ed essere caparbi. E spesso non basta.
      Comunque ti sento motivata e sei sulla buona strada. In bocca al lupo!

  32. Salve a tutte…anch’io come molte dopo aver saturato amici e parenti di mie creazioni ho pensato di unire l’utile al dilettevole. Ho iniziato con l’aprire un blog a Dicembre e poi di aprire uno shop on line (che non ho ancora fatto)… ma appena entrata in questo “mondo” mi sono resa conto che per avere senso deve diventare un secondo lavoro se non addirittura primo…. personalmente tra famiglia, lavoro e casa mi resta qualche ora la sera dalle 21 in poi..In ogni caso c’è un investimento iniziale di cui non si è ben certi che poi rientri, perché una cosa è creare per piacere utilizzando ritagli ed avanzi di tessuto ed un’altra per profitto, a questo punto come dicevo sopra diventa un lavoro impegnativo bisogna seguire mode, eventi, festività… sinceramente come molte di voi dopo l’entusiasmo iniziale mi sono un po’ scoraggiata, per cui continuo a creare per piacere :))
    Forse ha ragione mio fratello che mi spinge a vendere non come artigianato ma come pezzi d’arte…unici e …costosissimissimi :)) trovando la nicchia di mercato giusta….

  33. Ciao! Io e mia mamma abbiamo aperto da pochissimo uno shop su Etsy. Abbiamo iniziato un pò per gioco a farci dei vestiti fatti in casa. Mia mamma sa cucire e a me piace scegliere le stoffe e curare i dettagli. I nostri amici hanno visto quello che facciamo e ci hanno consigliato di provare a vendere online. Noi molto entusiaste ci stiamo provando, perà mi rendo conto che non è facile. Sto ancora cercando di capire come avere un pò di visibilità su Etsy, dato che siamo entrate da pochissimo enon ci conosce ancora nessuno! Speriamo tanto che le cose possano migliorare perchè al momento siamo un pò scoraggiate!

    1. Ciao Martina capisco. Il problema è generale, a parte le eccezioni che ci sono sempre. Etsy è un’ottima piattaforma ma bisogna stargli molto dietro, curare la vetrina, aggiornarla spesso, allacciare amicizie. Se può esserti utile e non lo conosci ancora segui la community Etsy Team è molto interessante. Questo è invece il blog dei team italianoetsyitaliateam.blogspot.it/ e questo il loro canale youtube
      Spero di esserti stata utile

  34. concordo in pieno, già è difficile per chi non si improvvisa maker.. purtroppo bisogna imparare ad occuparsi di tanti aspetti avendo un negozio virtuale, dalle foto, alla presentazione, al seo, qualche strategia di marketing.. continuare ad aggiornarsi.. e continuare a creare naturalmente… senza contare che in alcune di queste note piattaforme bisogna riuscire a schivare la concorrenza di chi neanche fa a mano e magari ha più competenze per far riuscire il proprio business (e più tempo dovendosi occupare solo di rivendere). Questo oltre a spingere molti ad abbassare i prezzi di quello che crea (cosa sbagliatissima secondo me), a togliere spazio a chi davvero fa a mano e allontana da queste piattaforme la clientela che apprezza e capisce davvero l’oggetto artigianale. Sicuramente come dici tu tanti fattori influiscono sulla carenza di vendite, ma credo anche questo abbia influito.

  35. Messaggio e commenti che condivido in pieno, ma per me il fattore determinante è il tempo…
    arrivo a casa alla sera e sono sfinita, nei fine settimana ho sempre mille altre incombenze, e dove le trovo le *ore* per creare gli oggetti, fare le foto, metterli online in qualche modo che non sia solo una gallery, seguire i forum, tenere i contatti e le “pubbliche relazioni”…
    ho un sito e un blog, e dopo l’entusiasmo iniziale del magico momento libero a disposizione, sono arrivata a non aggiornare nessuno dei due, perchè riesco giusto a fare una delle cose dell’elenco, ma se faccio quella non ho il tempo per fare le altre… 🙁 e a me non piace fare banalità, non ci trovo gusto!

  36. Comunque c’è da dire che, fra le clienti giovani e non che hanno dimestichezza con la rete appena dici che hai anche un negozio online, o lo vedono sul bigliettino da visita guadagni punti in professionalità ed organizzazione…. sono convinta che poi poche lo andranno a vedere davvero, ma capiscono che non sei obsoleta o improvvisata ma ci metti tempo e voglia di farcela….

    1. Si, a conti fatti, pochissime prendono contatti sia telefonici che nel web.Facevo i miei biglietti anche con le date a venire dei mercatini. tutte a dire” Be’ lo compro al prossimo mercatino o ti cerco in rete”e non si vedevano più. Ho smesso anche di dare il numero di tel. sono qui, se t’interessa compra, perchè cercarmi dopo?
      Altra esperienza del negozio virtuale:di una creazione che costa 5€,vengono chiesti tanti cambiamenti,colore, dimensione,personalizzabile e non ultimo lo sconto che in tutta sincerità ci si guadagna di più a regalarla.A volte,recitare la parte di quella un po’ “naif”ci si guadagna.

    1. Sì hai ragione, in effetti l’argomento è mooolto complesso.
      Il mio era solo uno spunto di discussione mosso da quotidiane mail di lamentele che posso raccogliere e comprendere ma non risolvere (ovviamente)

  37. Tempo fa ho fatto dei regalini in feltro a delle amiche; subito mi hanno detto di buttarmi e iniziare a vendere, ma non posso che quotare tutto quello che è stato detto sopra. Aggiungo anche che ultimamente ho visto piccoli prodotti handmade venduti nelle mercerie del quartiere: a parte un caso di oggetti proprio carini e venduti subito, il resto è ancora tutto lì: in particolare mi colpisce una merciaia: ha rilevato una merceria molto ben avviata, con un’ottima clientela. In due anni sta mandando in malora il negozio: orari assurdi, negozio sfornito e disordinato, vetrina trascurata e con oggettistica “da vecchia”. È sempre vuoto. L’ultima volta che ci sono andata c’era la titolare alle prese con le collane di maglina…brutte, buttate su un espositore in malo modo…non credo che venderà molto. Per vendere online è ancora più impegnativo: le foto e i prodotti devono essere così belli da sembrare “toccabili”, come se fossero lì davanti a noi.
    A presto!

  38. Avevo lo shop virtuale, è costato tempo per l’ambientazione, belle foto, descrizione,caricare il tutto.Era gratis,la piattaforma chiedeva il 5% solo sul venduto.Più che ragionevole.Poi a giugno 2014,per rimanere visibile, hanno chiesto un TOT (non ricordo l’importo esatto)all’anno, pena la chisura del negozio.Ed io ho chiuso.Mi sembra assurdo pagare il”posteggio”sulla piattaforma più il 5% sul venduto.
    La mia creatività mi impedisce di impegnare capitali sul materiale da lavorare, di fare cose sempre uguali.Essendo un passatempo e non un lavoro, non posso stare otto ore al PC…e il tempo per creare dove lo trovo?Condivido in toto la triplice risposta e le parole di Elle.Il mio Mantra è “Poca spesa, molta resa”Non sono delusa e non do la colpa a nessuno :ho capito che non sono una venditrice,ma una creativa.

    1. Hai ragione, pagare per un parcheggio non conviene. D’altra parte penso ai costi che hanno queste piattaforme, che non devono essere pochi…
      Tu comunque fai mercatini e sei bravissima in quello 😉

  39. Io ho sempre creato poco, e solo per me stessa. Però ogni singola persona (amiche, parenti, colleghe) che vedeva le mie creazioni (perché le usavo io) mi diceva che brava perché non le vendi? La mia risposta è sempre stata triplice (nonché vagamente scocciata, perché mi sembrava di vedere ridotto a mero oggetto di vendita una cosa che io avevo creato perché mi piaceva): 1) l’ho fatto perché mi avanzava un pezzo di stoffa, per vendere dovrei comprare appositamente la stoffa e cercare pure di azzeccare il colore che potrebbe piacere alle potenziali clienti; c’è una bella differenza tra fare una cosa tanto per farla, e fare una cosa per incontrare una certa fascia di clientela (a chi vuoi vendere? in quale periodo dell’anno? c’è un messaggio sotto o vuoi solo fare un po’ di soldi?) 2) se ti piace tanto, perché non mi fai un ordine tu? nessuna ha mai comprato: come potevano pensare che producendole in serie le avrei vendute? a chi?? 3) hai mai fatto un giro per shop online? Ma no, non lo hanno mai fatto, loro non sono creative, non frequentano, quindi non hanno idea di quello che offre la rete.
    Queste tre risposte che davo a loro sono i motivi per cui non ho mai voluto vendere online, in una frase: perché creare per vendere è una cosa seria, la vendita comporta una serie di attenzioni (è pur sempre un negozio), non basta metter le cose lì e aspettare che capiti…

  40. Ciao Doria! Confermo al 100% quello scritto da te e da Chiara. Ho fatto un po’ di esperienza con portali di vendita e so di dover imparare ancora moltissimo. Ma è comunque stimolante e divertente! Poi, parliamoci chiaro: la maggior parte degli iscritti in quei siti sono creative/venditrici come noi, pochi i “clienti puri”. E molto spesso noi creative ci compriamo gli oggetti tra di noi, diventa quasi una specie di scambio alla fine. Anche perché forse solo noi apprezziamo veramente il handmade e i pezzi unici:))
    Ciao, buona serata a tutte!

  41. Tutto esatto ciò che scrivi. Non ho lo shop online e non ho mai venduto offline. All’inizio pensavo basta fare due – tre cose e sei a posto. Invece no, perché c’è tanta concorrenza e bisogna presentare e saper fare qualcosa di unico e curato bene. Come dici tu ultimamente quando faccio qualcosa mi dico “ma a me piacerebbe”?!?

  42. E’ proprio vero. Io ho uno shop su Etsy da non molto e ancora nessuna vendita.
    Francamente credo di avere in vetrina creazioni nella media, con fotografie decenti ma non perfette.
    Sono stata ad una riunione del team di Etsy tenutasi lo scorso anno nella mia città, proprio perchè ero curiosa di capire come fare, e …. hanno confermato i mei sospetti.
    Per mettere in vendita un oggetto ci vuole quasi lo stesso tempo che hai messo a crearlo, fra fotografie, ritocchi, presentazione e valutazione costi di spedizione la cosa è veramente lunga.
    Inoltre si deve avere un certo ritmo nel mettere in vendita, non meno di 2-3 oggetti la settimana, e poi si deve essere attive nella community…… insomma UN MIRAGGIO.
    Io, mamma, lavoratrice full-time con ordini nati dal passaparola e da fb che non riesco mai ad esaurire, credo di aver tirato su anche troppo per il poco tempo che ho.
    Piano piano cerco di attrezzarmi come meglio posso, ho comprato una reflex che mi ha semplificato non poco le cose, ho adottato Vicky il mio manichino taglia 40, e prima o poi riuscirò a crearmi anche una lightbox…. ma la strada è lunghissima.
    C’è ben poco da lamentarsi, tutto dipende dall’impegno che si mette nelle cose e dal riuscire a darsi obiettivi realizzabili volta volta…. ma soprattutto dalle creazioni che si propone, se nessuno e compra fuori o dentro la rete significa che incontrano solo in gusto di chi le ha create e che ci vorrebbe una bella autocritica sulla propria produzione.
    Personalmente su Facebook io vendo molto bene e lo uso spesso e volentieri come test per capire se i prodotti nuovi che penso disegno e realizzo possono essere commercializzabili oppure no ( ovviamente i like dei parenti e amici affezionati non vanno contati)!!

    1. Grazie Chiara per aver confermato le mie impressioni. Capisco benissimo che stare dietro ad una vetrina non sia per niente facile soprattutto per chi non ha troppo tempo da dedicargli.
      Fai bene a fare esperimenti con fb, lo fanno in tante e credo sia un buon sistema per crearsi comunque un pubblico affezionato 😉

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