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I giochi che non finiscono mai

giochi per bambini, citta del sole, vecchi giochi,

Se mi segui già da un po’, sai benissimo che la cosa che faccio più volentieri in questo blog è scrivere di ricordi, di oggetti vecchi da recuperare, di attività manuali che si sono perse col tempo e che vale la pena far rivivere, anche solo parlandone. Quindi, se oggi mi trovo a parlare de I giochi che non finiscono mai, forse non è un caso.

I giochi che non finiscono mai è il titolo del libro che Città del sole sta realizzando in questi mesi. Un libro che raccoglie le storie di tante persone e del loro giocattolo preferito. Lo scrittore Luca Carlucci e il fotografo Emanuele Bastoni stanno girando l’Italia in cerca di belle storie da raccontare e di personaggi e vecchi giochi da fotografare.

Città del sole, ha chiesto anche a me di raccontare la mia.

Avevo cinque anni ed era estate quell’anno in cui ho passato più di trenta giorni in ospedale. Mia mamma non si muoveva mai di lì, e una delle poche volte in cui qualcuno riuscì a darle il cambio lei ne approfittò per tagliarsi i capelli cortissimi. Disse che era il modo migliore per tenersi in ordine pur stando sempre in ospedale.

Mia mamma mi aveva abituata ad avere giocattoli non comprati ma fatti in casa e l’ospedale  fu per me un’occasione, più unica che rara, per chiedere ogni giorno al mio babbo: _”domani sera quando mi vieni a trovare, che mi porti?”.

Furbina eh? Giocavo sul fatto che sapevo perfettamente che non avrebbe resistito alla richiesta ed infatti non è mai venuto a mani vuote. Spesso mi comprava i libri da colorare, qualche altra volta aveva solo le caramelle. Un giorno si presentò con i cubi di legno, un altro con i chiodini di plastica.

Mi ricordo come fosse ora, la sorpresa che mi fece quella volta in cui si presentò con la Michela, la bambola che parlava e cantava con i dischi. Non so neanche dire quante volte io abbia premuto quel bottoncino lungo che aveva sulla pancia in attesa di sentirla cantare.

Ma il gioco con il quale più di tutti passavo il tempo sopra quel letto bianco, erano le figurine del film di Pinocchio (che ricordi…) che mio babbo mi portava ogni giorno.
Nei giorni di permanenza in ospedale, nonostante furono tanti, non riuscii a completare l’album (mi mancavano cinque figurine), ma mi ricordo perfettamente l’odore della colla (quella col barattolino di alluminio e che si stendeva col pennellino) e il sacchetto enorme di doppioni che avevo collezionato.

Ma nonostante mio babbo mi portasse ogni giorno un gioco “comprato”, più il tempo passava, più mi rendevo conto di quanto mi mancassero i giochi fatti in casa dalla mamma, perchè questo voleva dire tornare alla normalità. In particolare me ne mancava uno con il quale di solito giocavo all’aria aperta con le amiche: il gioco dell’elastico.

Due o tre metri di elastico da mutande (non scherzo era proprio da mutande) comprato in merceria, bastava per giocare ore.

Caviglia, polpaccio, ginocchio: oltre non sono mai andata.

Ecco, a parte la parentesi in ospedale, io sono cresciuta giocando con giochi semplici, costruiti con cose comuni. Cerco di trasmettere la stessa passione anche a mia figlia e se sono qui a parlarne spesso, è sicuramente perché ne ho un fantastico ricordo.

Gli oggetti che ci sono appartenuti sono nostri testimoni e parleranno di noi, dei gusti che avevamo e dell’epoca in cui siamo cresciuti.

Non è cosa da poco.

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23 risposte

  1. Conoscete o avete sentito parlare di Prezzemolo e le sue “Demore et na vira”?
    Questo nonno da 25 anni fa la ricerca dei giocattoli di un tempo. Dopo l’intervista alle persone “vecchie”, (Anziani si può diventare ma non abbastanza saggi), ricostruisce fedelmente i giocattoli descritti e li porta con se, su invito, nelle scuole, nelle feste di paese, nelle case di riposo, negli oratori parrocchiali, e tutto dove lo invitano, mica per nulla lo chiamano Prezzemolo.

  2. le bambole di carta con le linguette!! le rinforzavo con il cartoncino e creavo abiti e accessori all'infinito. più avanti sono riuscita a fare anche il dietro dei vestiti, l'armadio e gli attaccapanni, sempre di carta!!. mio figlio ha 18 e da piccolo gli ho costruito con uno scatolone una bella automobile!! bei tempi!! per fortuna ce li ricordiamo e, coi tempi che corrono, possiamo rimetterli in uso. un abbraccio

  3. Io sono della generazione "Barbie" 🙂 ma ho ancora una bambola con cui ho giocato a "mamma e figlia" fino a non poterne più! L'estate invece mi ricordo che amavo stare fuori con le amiche e si spaziava dal giocare a "occhi di gatto" al cantare e ballare le canzoni, dalla bici al nascondino! Adesso i bambini non sono quasi più abituati a giocare all'aperto… che tristezza! 🙁

  4. le bamboline di carta con i vestitini da ritagliare e far indossare loro piegando dietro le linguette… ancora adesso quando ne vedo una in giro (non esistono quasi più) ho come un brivido… e poi le conte in cortile con le amiche: una gara di abilità a chi le sapeva cantare e mimare più velocemente!
    e i LEGO: con mio fratello abbiamo costruito navi, basi spaziali, città, qualsiasi cosa!

  5. la Coccoina… che profumo… che ricordi!!! sono ritornata direttamente alle elementari!! e a quella volta che anch'io all'ospedale per un appendicite urgente ricevetti valanghe di barby e famiglie felici!!
    un bacio Clod

  6. ah!! ecco brave!! la palla che rimbalza sul muro e il salto della corda!! son passati tanti di quegli anni !!però adesso che qualcuna rammenta le cose..mi sembra ieri!! 🙂

  7. I miei giochi ricorrenti erano il salto della corda, oppure facevo il nastro da ginnastica artistica con della rafia legata ad un bastoncino. Ricordo che mio nonno mi fabbricava spesso l'hula hop con i tubi di plastica da idraulico neri, tenendo assieme le due estremità con il nastro isolante. Fantastico 😀
    Poi sì, c'era anche la torta di terra, la rincorsa delle galline… tutti giochi che i miei bimbi non faranno mai purtroppo, vivendo in appartamento è tutto più difficile…

  8. ciao Doria!! bella iniziativa!! io oltre che cucire vestitini alle bambole di pezza che mi faceva mia nonna e cucinare con terra , erba e fiori..giocavo a biglie!!! quelle di terracotta che si rompevano quando facevamo i tiri..quelli più fortunati avevano quelle di vetro colorato e cercavamo sempre di vincerne qualcuna durante i giochi che si facevano insieme!! un sacchettino di biglie di vetro era il massimo!!! 🙂

  9. Anche per me l'elastico, almeno fino alla vita e anche un po' più su….. ci giocherei di nuovo anche subito! e La Michela! sai che ce l'ho ancora? (in soffitta, purtroppo, ma guai a chi me la tocca!) capelli ricci neri e vestito rosa… e poi la palla, non a calcio, con le amiche la facevamo rimbalzare sul muro (il gioco lo chiamavamo "I dieci fratellli") contando alla rovescia da 9 a 1 cercando di fare evoluzioni sempre più complicate senza far cadere la palla. Che nostalgia!

    1. Pinuccia, sai che mi hai ricordato una cosa che era più di trent’anni che non rammentavo? La palla sul muro con le giravolte!
      Mi è venuto subito in mente il muro della casa dove lo facevo rimbalzare.

  10. ahahh io mi sono inventata le televendite nel garage di casa ( prima della tv)….scioglievo il sapone da bucato della mamma nell'acqua e usavo la pappetta miracolosa per pulire gli stracci, il tutto davanti ad un vecchio specchio, che era la mia telecamera!!ILE

  11. Giochi da giardino: l'elastico (ferma a ginocchia e fianchi? spalle? collo? e il più difficile: cielo tenendo l'elastico con le mani verso l'alto.), la corda, la bicicletta i pattini.
    Giochi da casa: lego, cicciobello ma soprattutto timbri della mamma della mia amica e giocare alle Charlie's Angels che lei guardava e io no.

    1. Ai fianchi mi incespicavo sempre. Spalle? Collo? Non se ne parla. Uhhh i pattini!!! Come ho fatto a non ricordarmene! E dire che mi ci sono anche sbucciata le ginocchia parecchie volte…

  12. Bei ricordi. Scalone ho giocato tanto, elastico anche da sola attaccandolo dall'altro lato ad una ringhiera, chiodini con i miei fratelli, lego ma all'epoca non si chiamava così credo. Ciao

  13. Che iniziativa fantastica!!!! Io ho un ricordo vivissimo di quando ero una bimba di appena 3 anni e la mia mamma mi portava con sé al lavoro nella sua ditta di confezioni…prendeva uno scatolone enorme di quelli per spedire i vestiti, mi metteva dentro a mo di box  con tanti ritagli di stoffa e la bambola e io ci passavo le ore …quando sono diventata più grande sempre in ditta era girare dappertutto trascinandomi dietro una calamita e raccogliendo così tutti gli spilli che potevano essere caduti…oppure con le scatole di bottoni passavo ore a dividerli per colore e forma….

  14.  
    Appena ho letto  "loro giocattolo preferito" ho pensato: l'elastico!!!! Ci passavo tutti i pomeriggi l'estate, nel cortile di casa con gli altri ragazzini del palazzo. Perfino i maschietti giocavano con noi. Che bello!! 

  15. Io sono cresciuta in campagna. Il mio gioco preferito, indubbiamente, era cucinare con la terra. Seguivo mio padre nell'orto, da bambina, portandomi dietro le scodelle vecchie che a mamma non servivano più. Mi mettevo sul bordo di cemento della gebbia (premurosamente chiusa nella parte superiore da mio padre,in modo che non potessi finirci dentro) e lo utilizzavo come bancone da cucina. E qui sfornavo polpette, tortiere..le foglie dell'erba di vento, chissà perchè, le usavo come fossero Sottilette, la terra secca era pangrattato, gli steli sottili di certi fiorellini gialli diventavano spago per leghare involtini di foglie e fiori. Bei ricordi!

    1. Guarda Noemi, non so perchè ho deciso di raccontare dei giochi ricevuti in ospedale. Forse perchè nonostante ne avessi ricevuti tanti, l’elastico mi mancava troppo. Ma se avessi fatto un elenco di giochi che invece facevo fuori, sicuramente avrei raccontato anche io delle mie pappine che facevo con la terra grattata dai muri in mattoni del borgo e l’aggiunta di acqua.
      Le tue ricette però mi sa che erano meglio e più elaborate delle mie 😀

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