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Maglia-Uncinetto: lavori piccoli e veloci o lunghi e impegnativi?

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Qualche settimana fa quando ho terminato il mio gilet all’uncinetto, non ho potuto fare a meno di pensare una cosa: ehi, che soddisfazione finire un lavoro lungo!

Non che di lavori impegnativi non ne abbia mai fatti (tipo il presepe di lana, quello con il plarn, la scacchiera, il maglione entrelac e altri), ma è la prima volta che mi sono messa a pensare che di lavori lunghi e laboriosi se ne vedono sempre di meno. Ci avete fatto caso?

Se ci pensate, fare un maglione ai ferri o una coperta matrimoniale, un’intera tovaglia o un enorme tendone all’uncinetto una volta era una cosa normale, oggi invece i lavori all’uncinetto o a maglia che vanno per la maggiore sono quelli piccoli, brevi, facili e senza tante complicazioni.

Piccoli e veloci o lunghi e importanti?

Non sentitevi in colpa, è così per voi ma lo è anche per me. In effetti come si fa a resistere alla tentazione di fare un lavoro che richiede sì e no dieci minuti, un’ora o al massimo mezza giornata?

Quello che però vorrei capire -anche con il vostro aiuto- sono i motivi: perché siamo spinte a fare tanti progetti piccoli e veloci piuttosto che pochi ma più importanti?
È veramente perché abbiamo poco tempo o perché i progetti lunghi stufano?
Non ci sentiamo abbastanza ispirate da lavori troppo difficili o pensiamo che un lavoro impegnativo non sia alla nostra portata?
Non è che invece siamo ormai abituate al pochi piccoli, maledetti e subito?

Io so per certo che molte di voi sarebbero capaci di portare a termine lavori più difficili ma rinunciate a prescindere. Perché?

Ragazze, non vi sottovalutate mai: le potenzialità di una donna volenterosa e con un uncinetto o i ferri in mano, possono essere infinite!  😉 

Lo so, non è che io abbia fatto chissà che cosa, in fondo un gilet (e pure senza maniche) non è quel gran lavorone che dura mesi, ma certamente è stato impegnativo e ha richiesto più tempo di una classica presina, di una semplice sciarpina o di un piccolo portacellulare a maglia -faccio per dire.

Però la soddisfazione finale ha avuto un sapore diverso, tant’è che la prima cosa che mi sono detta una volta finito è stata sì, anche il prossimo lavoro sarà lungo e impegnativo!
Vabbè poi come si dice “di buoni propositi è lastricata la via che porta in merceria” (ah non era così? 😛 )

Quello che voglio dire è che progettare, lavorare e portare a termine un lavoro all’uncinetto o a maglia di medie/grandi dimensioni, anche se può spaventare, non è poi così male. 
Anzi, se preso con lo spirito giusto può essere uno sprono a migliorarsi e fare progetti sempre di più impegnativi. Il trucco sta semplicemente nel fare il lavoro con piacere e un po’ alla volta senza darsi un termine. Giuro che funziona.

Voi come la pensate? Qual è il lavoro più lungo che avete fatto? E quello più veloce?

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25 risposte

  1. Claudia tu mi hai fatto tornare in mente, a proposito di luce, mia nonna e un suo urlo demoniaco che mi aveva lanciato una notte che ha scoperto che, chiusa in camera, anziché dormire leggevo con la luce accesa facendole spendere quanti soldi con l’enel! Ricordo l’accidenti che mi ha fatto venire, a me immersa nel romanzo, quando ha spalancato la porta all’improvviso nel cuore della notte e ha iniziato a sbraitare :/

    Mi riferivo proprio a ricordi come i tuoi, che io non ho, se non indirettamente attraverso i racconti di mia mamma e della sua giovinezza. Racconti così affascinanti che io volevo imparare la maglia e qualcosa mi aveva anche insegnato, ma poi i doveri erano altri: studiare per la scuola. Quando chiedevo di imparare il ricamo tutte, anche le vicine di casa, ridacchiavano come se avessi detto voglio diventare austronauta e andare a vendere verdure sulla Luna.

    Vere scene come quelle che racconti tu le conosco solo da quando a casa dei miei abita la badante rumena: ricama e uncinetta centrini belissimi e enormi, e quando ad agosto va in vacanza e arriva la sostituta, lascia il lavoro lì e la sostituta, anche lei rumena e anche lei ricamatrice che conosce quella tecnica, prosegue il lavoro che lei aveva iniziato.

    Sono d’accordo che le vere forme di aggregazione e di amicizia sono quelle che riescono a sbocciare senza l’aiutino, effimero, dei social. Per questo i racconti di mia mamma, su quelle sere a ricamare e ramendare davanti al fuoco, mi hanno sempre affascinata: attraversavano i secoli.

    1. Io starei qui a parlare ore di queste cose. Ricordo benissimo i capannelli di donne sedute sulle sedie fuori dal portone in mezzo al borgo. Una signora piccola e minuta di nome Gina (che adesso non c’è più) riusciva a lavorare ai ferri alla velocità della luce e sfornava -ve lo giuro- più di un maglione al giorno (non ricordo neanche quanti). Non li faceva per se, era proprio il suo lavoro. Mia nonna invece con quattro piccoli ferri faceva sempre calzini mixando fili di colori diversi (usava gli avanzi della Gina mi sa 😀 ).

      Ok stop torniamo a noi. Elle sai che anche io ogni volta che cucio penso che dovrei cucire di più piuttosto che fare l’uncinetto? Faccio spesso il tuo ragionamento: unendo assieme pezzi di stoffe già pronte si ottiene un capo d’abbigliamento e si fa prima. L’unica cosa è che sento di guidare meglio l’uncinetto della macchina da cucire 😉

  2. Eccomi Doria, arrivo io a risollevarti al livello che meriti per i tuoi bellissimi maglioni, scialli, poncho e tutti gli altri lavori lunghi (medi?) che fai: io a malapena faccio le stelline da appendere all’albero ahahah
    No, dai, ho fatto quattro pochette l’anno scorso, grazie a te 😉
    Quanto ai lavori lunghi: pensa che ho sempre pensato che è meglio cucire perché in poche mosse, cioè unendo assieme pezzi di stoffe già pronte, si ottiene un capo d’abbigliamento, diversamente da un lavoro a maglia (l’uncinetto nemmeno lo prendevo in considerazione) che richiede molto più tempo. Nel mio caso però la curiosità è stata frenata per anni da una mia insoddisfazione che sembrava incurabile, e infatti adesso che sono finalmente in pace con me stessa mi piace proprio l’idea di potermi imbarcare anche io in un lavoro lungo, di poter godere dell’assenza di quel senso di precarietà, è una bellissima sensazione.
    In generale penso anche che ai miei tempi già si incominciava a trascorrere il tempo libero diversamente, io che amavo leggere ero strana per mamma e zie, perché era un passatempo diverso dalla tradizione, ed ero strana per le coetanee, perché era un modo solitario di trascorrere le serate, e se avessi uncinettato una coperta matrimoniale sarei stata proprio fuori di testa: tra le persone che conosco va più di moda comprare.

    1. Elle, quando hai parlato di “passatempo diverso dalla tradizione”, mi hai fatto pensare a quando ero bambina (proprio pochi anni, quattro o cinque) e ancora non mi avevano insegnato a lavorare all’uncinetto.

      Dove andavo d’estate in montagna, non c’era ancora l’Enel, e la corrente elettrica arrivava, un po’ debole e a singhiozzo, da un generatore autonomo che riforniva diverse frazioni.

      Ebbene, nonostante il lumicino scarso e l’accensione delle lanterne a gas quando anche quello spariva, le mamme e le nonne si riunivano nella stalla a uncinettare, sferruzzare e rattoppare calzini, mentre la margara si dava da fare con la zangola per fare il burro o faceva anche lei qualche lavoro a maglia.

      C’erano le chiacchiere, c’erano i silenzi, c’eravamo noi bambini da tenere a bada e zittire perchè “non disturbassimo le mucche e non facessimo inacidire il latte o impazzire il burro”, e nel frattempo tutte erano indaffarate su grandi e piccoli lavori, ma il denominatore comune era passare il tempo in compagnia, con il cervello libero e le mani impegnate.

      Ero piccola, ma di quelle ore ho dei bei ricordi… nonostante i gruppi e i corsi e le associazioni di oggigiorno, nelle grandi città ormai questo tipo di aggregazione non esiste quasi più, e difficilmente dura negli anni.

      Si salvano ancora le città minori e i paesi di provincia, e mi dispiace veramente che pian piano siamo sempre più isolati, vittime di un ritmo di vita assillante e di strumenti ipertecnologici che di social hanno solo il nome o l’apparenza.

      Anche la tendenza a fare lavoretti piccoli e veloci è legata a questi ritmi.

      Per cui, viva le coperte matrimoniali e i tendoni, se servono a mantenere in vita dei rapporti più umani!

  3. Io che ho poco tempo e sono incostante, e inizio sempre tanti progetti prima di finirne anche solo uno, non ho mai fatto coperte solo perchè mi annoiano – il massimo è stato un plaid iniziato e non finito – se ne avessi il tempo ne farei anche una ma molto elaborata, di certo non il solito copriletto a riquadri o con uno schema monotono.
    In compenso mi sono cimentata con delle tendine larghe e lunghe a filet, e un tendone pure quello a filet.
    Negli anni ho fatto gonne, maglie e maglioni anche da uomo, principalmente ai ferri, e una stola e scialli e sciarpe per lo più all’uncinetto, ma ora ne ho una in corso con un motivo a grandi foglie ai ferri.
    Ho fatto qualche presina, ma proprio poche, perchè non provo gusto a fare lavoretti “di poco conto” che non mi mettono alla prova e non siano in qualche modo una sfida.
    Idem per i lavori di bigiotteria, fare braccialettini e collanine che si finiscono in mezz’ora non mi da nessuna soddisfazione… e così ho sempre grossi U.F.O. (Un-Finished-Objects) che mi svolazzano per casa 😀

    1. Gonne, maglie e maglioni, stole, scialli, sciarpe, tende, coperte…cioè, io non ho parole. Siete tutte così in gambissima?
      Adesso mi infilo un sacchetto in testa e mi faccio due minuti di vergogna. No anzi, chiudo il blog e apro una falegnameria 😀

      1. oh, per quanto mi riguarda ho detto che quei lavori li ho fatti “negli anni”, mica al volo! 😀
        Posso venirti ad aiutare in falegnameria?
        (con un padre ebanista/falegname ed una madre ricamatrice dei tempi che furono, cosa poteva saltar fuori se non un incrocio senza semaforo?)

        P.S. Sono qui a scherzare, con la pagina dei quotidiani aperta… spero ardentemente che *chi ha in mano le nostre sorti* – e intendetela come vi pare – abbia un minimo di coscienza e si metta una mano sul cuore e l’altra nel portafoglio

  4. Ciao Doria, faccio sia lavori piccoli che grandi ma quest’ultimi mi danno più soddisfazione.Ho fatto 3 coperte matrimoniali in lana ed una a filet. É stato x me un immensa soddisfazione.

  5. Non mi sento in grado di affrontare un lavoro come una coperta matrimoniale o una tenda per portafinestra a due ante, perché sono convinta che mi stuferei prima di arrivare a metà. Però ho fatto un paio di maglioni (a maglia, non all’uncinetto) e mi sento in grado di fare un cappotto, per esempio. Potrei metterci degli anni a finirlo, interrompendo il lavoro per fare nel frattempo qualcosa di soddisfazione istantanea che mi mantenga motivata e che combatta la frustrazione di un lavoro che sembra non finire mai, o che presenta particolari difficoltà.

    In generale, se voglio investire del tempo preferisco fare un lavoro non tanto grande ma elaborato, piuttosto che un lavoro grande ma facile e ripetitivo come una classica coperta a quadrati all’uncinetto.

    E comunque le coperte la gente le fa… per esempio in questo gruppo su Ravelry: http://www.ravelry.com/discuss/kal-from-italy/3419539/1-25

    1. Ecco, il fatto che lavori grandi stufino è una buona motivazione per non farne 🙂
      Anche io una coperta non so se ce la farei a finirla, ma giuro che un cappottino a maglia mi stuzzicherebbe molto.
      Su Ravelry ci sono ragazze che sono al top.

  6. Ciao Doria, ciao ragazze, io non preferisco qualcosa in particolare..in realtà faccio i piccoli e veloci progetti e intanto porto avanti quelli lunghi e impegnativi… Il progetto più grande è stata la coperta a due piazze a telaio e uncinetto, ma ho realizzato anche gilet a uncinetto, vestiti down- top da ragazzina ai ferri, un gilet bicolore con foglie ai ferri e varie altre cose… Il tempo da dedicarci? Variabile, diluito equaai mai con scadenza.
    Sempre un piacere leggerti Doria!

    1. Anche tu fai coperte matrimoniali?! Standing ovation!!! Acciderbola, ma in rete si vedono quasi sempre copertine da culla.
      Donne, uscite allo scoperto e fate vedere i vostri capolavori! 🙂

      1. Sul blog avevo messo il tutorial.. adesso ne sto iniziando un’ altra sui toni dell’ Arancio ma a base nera sempre matrimoniale, in contemporanea ho in ballo una coperta ad african flower, dei lavori a perline e.. qualcosa per i regali di Natale, chiaramente faccio nei ritagli di tempo, deve essere una cosa che rilassa non che stressa 😉

  7. Ciao Doria…di lavori cosiddetti lunghi ne ho fatti tanti come diversi pullover ,scialli, pero ‘sicuramente il più lungo non solo per il tempo (anni!!!!)ma anche per l’impegno richiesto è stata la sopracoperta matroniale a filet a strisce con due bellissimi decori di rombi e fiori…….figurati che l’ho iniziata che avevo 15 anni quasi per burla perché tanti anni fa-anche se in vacanza estiva – non si poteva uscire tutti i giorni e bisognava fare per forza qualcosa……Ne sono estremamente FIERA!!!!!!!

  8. Ciao Doria ed alle altre signore. Non sono una fanatica del lavoro a maglia o uncinetto lo faccio a periodi molto diluiti nel tempo e sono attratta da lavori complessi che possono mettermi alla prova, il lavoro più lungo è un maglione per mio marito che non ho mai finito (sto pensando con suo terrore di iniziarne uno nuovo) adoro le copertine per culle e lettini e l’anno scorso ne ho fatte un paio, il più breve lo scalda collo per bimbi di Doria con 3 fasce da intrecciare. Comunque mi rilasso tanto e la mente rimane occupata dal lavoro e per di più lavorare a maglia e/o uncinetto aiuta la corteccia prefrontale come dice il mio amico Kawashima.
    Addirittura a me piacerebbe lavorare ad un progetto comune con tante chiacchiere e tante risate.
    Ciao

  9. Ho fatto sia lavori lunghi che corti per la mia famiglia, quello più i pegnativo è stato sicuramente la coperta a 2 piazze a “pezze” di stoffa per mia figlia, ma anche un maglione per mio figlio che lo desiderava ecc. ecc. Tutto sommato mi dà soddisfazione lavorare a qualcosa di lungo e impegnativo, ma con calma senza scadenze!

  10. E’ una domanda che mi faccio spesso anche io, e la mia risposta, che però mi lascia scontenta, è questa: io amo lavorare maglia e uncinetto, ma quando lo faccio mi sento in colpa, come se stessi togliendo tempo (o risorse) a… lavoro… casa… famiglia… Quindi, produco anche lavori lunghi, ma con grossi sforzi di volontà.
    F

    1. Ti confermo che è un pensiero che faccio anche io, ma solo ora che lo hai detto mi rendo conto di quando possa pesare, anche a livello inconscio.
      Comunque interessante riflessione. Da approfondire. Grazie Francesca

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